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Last updateLun, 27 Feb 2017 8pm

Mostra "Memorie. Arte, immagini e parole del terremoto in Friuli" a Villa Manin dal 24 aprile

Presentata la mostra

Udine - A quarant'anni dal sisma, per chi non c'era o per chi vuole ricordarlo, la mostra  "Memorie. Arte, immagini e parole del terremoto in Friuli", che si svolgerà dal 24 aprile al 3 luglio a Villa Manin di Passariano ripercorre i momenti dell'emergenza e della solidarietà, dei restauri e della ricostruzione.

L'esposizione è organizzata in occasione del quarantesimo anniversario del terremoto in Friuli, da Regione Friuli Venezia Giulia, Azienda speciale Villa Manin e Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia.

A cura di Corrado Azzollini e Antonio Giusa - rispettivamente soprintendente del FVG e direttore dell'Azienda speciale di Villa Manin - la mostra è stata illustrata lunedì 11 aprile alla presenza dell'assessore regionale Paolo Panontin.

Il simbolo sarà l'esposizione del lacunare realizzato dal pittore cinquecentesco Pomponio Amalteo per il soffitto della chiesa di San Giovanni Battista di Gemona (nella foto). Un tesoro che non era visibile da quarant'anni e che oggi il sindaco della cittadina che fu epicentro del sisma, Paolo Urbani, ha ribadito "sarebbe opportuno fosse ricollocato nella sua città".

Giusa ha dato conto del percorso espositivo che si snoda in diciannove stanze e sette sezioni: dalla memoria storica, pubblica e privata, con l'esposizione di materiali giornalistici e radio televisivi del tempo, ai documenti cartacei; dalle opere d'arte e agli esempi significativi dei restauri architettonici fino alle opere legate alla solidarietà del mondo dell'arte; ma anche nuovi progetti, dove la memoria è rivisitata in chiave contemporanea, con la proiezione in anteprima di "Sopra le macerie", documentario realizzato per l'occasione dal regista Matteo Oleotto, o le opere create in residenza a Villa Manin da artisti nati dopo il 1976 e selezionati da Andrea Bruciati.

La prima sezione "La memoria dell'evento", è stata illustrata nel dettaglio dal responsabile della sede Rai per il Friuli Venezia Giulia, Guido Corso. Si tratta di una sezione realizzata in collaborazione con Rai Corporate / Teche Rai, Sede regionale Rai e Messaggero Veneto, media partner  della mostra, in cui le stanze si animeranno di memorie sonore, visive e testuali a raccontare i fatti: i filmati dei reporter  di allora - Maurizio Calligaris, Paolo Frajese, Giuseppe Marrazzo, Gianni Minà, Fulvio Molinari, Edek Osser, Bruno Vespa - e le prime pagine del Messaggero Veneto con gli editoriali dell'allora direttore Vittorino Meloni. Per l'occasione il Centro di produzioni televisive / Ufficio stampa e comunicazione della Regione ha realizzato un documentario e presenterà anche i più significativi filmati del tempo, girati da Giulio Mauri.

Nella sezione "La memoria del restauro" viene presentata una selezione di opere a cura delle Soprintendenze Belle Arti e Paesaggio FVG e di quella archivistica, in collaborazione con l'Arcidiocesi di Udine, per testimoniare l'attività di restauro del patrimonio culturale, storico-artistico, architettonico e archivistico, civile ed ecclesiastico, danneggiato dal sisma. In particolare viene data attenzione alle realtà di luoghi come Gemona, Venzone, Colloredo di Monte Albano, attraverso la presentazione dei restauri più importanti e di documenti inediti.

Dalla collaborazione con l'Associazione dei sindaci del terremoto e con l'Istituto regionale per il Patrimonio Culturale (IPAC) del FVG nasce la sezione "La memoria della ricostruzione" dedicata agli interventi dell'Amministrazione regionale sugli edifici di particolare interesse storico (i cosiddetti articoli 8) presenti nella vasta area colpita dal terremoto.

La sezione "La memoria del dono" è realizzata invece in collaborazione con Casa Cavazzini, Museo d'Arte moderna e contemporanea a Udine, e racconta il vasto movimento di solidarietà che si creò all'indomani del terremoto anche nel mondo dell'arte. Artisti e galleristi statunitensi aderirono, infatti, al FRIAM (Friuli Art and Monument), organizzazione privata che finanziò progetti di recupero di beni culturali friulani distrutti dal sisma. In mostra saranno presenti 34 delle 115 opere d'arte americana conservate a Casa Cavazzini. Un secondo esempio di solidarietà sarà presentato in collaborazione con il Museo d'Arte della Medaglia del Comune di Buja che conserva una collezione di medaglie realizzate da un gruppo di artisti come omaggio al Friuli nel 1976.

Gli studenti della scuola superiore di Gemona ISIS Magrini Marchetti sono i protagonisti invece della sezione "La memoria rielaborata": sono loro ad aver realizzato un prodotto ipermediale e alcuni video che rivisitano i luoghi trasformati radicalmente dopo il terremoto. Nella sezione anche l'opera di un gruppo di artisti, provenienti da diverse regioni italiane e europee, nati dopo il 1976.

Connesso ai temi sviluppati nel percorso espositivo e occasione di approfondimento tecnico-scientifico sarà, infine, il convegno "Ricostruire la memoria. Il patrimonio culturale del Friuli" a quarant'anni dal terremoto, a cura di Corrado Azzollini e Giovanni Carbonara, organizzato dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia l'11 e 12 maggio nell'Auditorium della Regione a Udine.

“Incroci eterogenei”: una collettiva presentata da Emila Marasco

“Incroci eterogenei”: una collettiva presentata da Emila Marasco

Trieste - Sabato 9 aprile 2016, alle ore 18.30, nello spazio espositivo del mini mu a Trieste, all’interno del comprensorio del parco di san Giovanni,  si terrà l’apertura della mostra “Incroci eterogenei”, un discorso a sei voci, intrecciate da Emilia Marasco.

Le bottiglie in fila di Morandi sembrano raccontarci che l’arte è una cosa che si fa la sera, a casa, quando il caos del mondo esterno si ordina tra quelle quattro mura che sole conoscono il nostro abbandono. Bottiglie dipinte su una superficie più piccola di una finestrina, protette da una luce calda e calma: un velo di colore che accompagna il ripetersi delle forme in una pratica sincera e saggia, pari a quella del pregare o del camminare. L’arte così intesa forse non è stata mai alla ricerca frenetica della novità, elemento indispensabile oggi per poter avere diritto di parola, quasi che la frase “niente di nuovo” significasse “niente di buono” (o forse la forzatura di oggi serve solo a coprire una certa prigrizia, un senso di vuoto che prende nel girare in tondo alle grandi e piccole mostre, al disagio di una mancata percezione tra la propria realtà e quella che ci troviamo di fronte, talvolta brutta, cattiva, incomprensibile, abbandonandoci infine a fingere di  comprendere quello che più va di moda).

Forse, ma non sempre è così, dato che questa mostra è testimonianza di sei modi diversi di confrontarsi con l’immagine e in maniera non eclatante. E allora, a fianco di tanta arte oggettuale da maceria, da accatastamento, da attraversamento sistematico dell’avanzo, dell’orpello, della denuncia, della solitudine, della casualità e della pubblicità, ancora, in silenzio, l’immagine rivive e si rinnovella. Essa procede per passi piccolissimi: nell’intera vita di un pittore la trasformazione di un piccolo segno, impercettibile ai più, può costituire il più grande tesoro. E quando tanti piccoli segni maturano assieme, confluendo nell’unico flusso della storia, accade qualcosa e qualcuno raccoglie il messaggio, e infine lo crea. È un lavoro corale, un amore smisurato per il ritorno a casa nell’ora serale, per questo ordinare meticolosamente i pensieri, per questo praticare con le mani e con il tempo, per questo guardare e riguardare, attendere, dormire, sognare, lavorare. Dal nulla nasce una forma, nasce un mondo nuovo, nasce un’idea della vita, piccola, tra lo studio, la cucina, il letto, lo squillo del telefono, il libro più caro.

Non c’è competizione tra coloro che dipingono mondi fantasiosi e quelli che assemblano frammenti di vita per salvarla dall’oblio: sono solo pratiche diverse che tentano comunque di svincolarsi dalle regole del mondo per ricavarsi una libertà di coscienza personale. Si tratta di un progetto che, nel suo insieme e nelle sue varie articolazioni, intende mettere a confronto il lavoro di più autori, di certo diversi per  formazione, provenienza, poetica e frequentazioni, ma con opere che, sulla base di un tracciato coloristico e narrativo, possono offrire il destro a un confronto serrato e costruttivo, e divenire, allo stesso tempo, un punto di meditazione sui confini e le possibilità espressive e narrative dell’arte contemporanea.  In conclusione possiamo dire di trovarci in presenza di svariate modalità narrative, ma anche di relazioni artistiche vissute come sperimentazione quotidiana.

Gli artisti che qui sono messi in dialogo parlano per mezzo di dettagli, con tinte squillanti o con la solidità cupa del bianco e nero, eppure tutti e sei propongono figure identificabili, convincenti e propositive. Ecco i loro nomi: Elisabetta Bacci, Carlo Fontana, Maurizio Morassutti, Annalisa Pisoni Cimelli, Giovanni Pulze, Antonio Sofianopulo.

Il catalogo, pubblicato da Juliet editrice, sulla falsariga dei suoi consueti extra issues, contiene oltre a un saggio della curatrice, Emilia Marasco, le schede degli artisti firmate da Gianfranco Paliaga.

L’iniziativa, realizzata sotto l’egida della Provincia di Trieste, è stata organizzata con il concorso dell’Associazione Juliet, dell’Azienda Agricola Sandi Škerk e Sara Residence, chiuderà il 15 maggio.

Orario di visita: lunedì,  mercoledì,  venerdì dalle 16.00 alle 18.00. 

Per ulteriori info: 393 9706657.

Al via l’iniziativa “La natura nell’arte” nell’ambito della rassegna di eventi “In primavera a Trieste!”

Al via l’iniziativa “La natura nell’arte” nell’ambito della rassegna di eventi “In primavera a Tries

Trieste - Sarà l'iniziativa “La natura nell’arte" realizzata in collaborazione con la Fondazione CRTrieste a fare da apripista alla rassegna “In primavera a Trieste!” nel calendario della quale è inserita.

Promossa dalla Cooperativa Agricola Monte San Pantaleone e giunta alla sua quarta edizione consecutiva “In primavera a Trieste!” aprirà a uno sguardo diverso sulla città, mostrando la ricchezza dei suoi giardini e dei suoi musei, con una varietà di proposte culturali che si articoleranno fino al 21 giugno.

Si parte dunque da venerdì 8 aprile alle ore 17.00 con “La natura nell'arte”. Dopo le apprezzate visite alla Collezione “Arte e Industria” Stock e l’importante mostra "Cento Novecento. Un secolo d’arte in cento opere della Collezione Fondazione CRTrieste", la Fondazione CRTrieste propone una nuova occasione per conoscere alcuni dipinti tra gli oltre 400 capolavori del suo patrimonio artistico.

Saranno una dozzina le opere a disposizione del pubblico, che sarà condotto nella visita dallo storico dell'arte Matteo Gardonio, già autore del catalogo generale delle opere della Collezione d'Arte della Fondazione CRTrieste.

Uno spaccato, quello che verrà offerto, che riflette e valorizza, tenendo quale filo conduttore il tema della Natura, l’ampia Collezione con una selezione di opere di respiro internazionale, il capolavoro della collezione Arte e Industria Stock (Ragazza con fiore di Franco Gentilini) e alcune testimonianze altissime di arte triestina.

Tra gli altri si potranno ammirare i Narcisi Gialli, un acquerello di Maria Lupieri, emersa fra generazioni diverse di pittori e intellettuali, della quale la Fondazione possiede un nucleo di opere risalenti soprattutto alla metà degli anni Cinquanta. Narcisi quali fiori che annunciano la primavera, che portano sollievo all'ultima fase della pittrice poco prima della scomparsa avvenuta nel 1961.

Oppure altre rappresentazioni floreali come in Vaso di fiori di Edoardo Devetta, dove l'artista tenta una naturale tessitura matissiana, o ancora in Tor Cucherna di Vittorio Bergagna, appartenente all'ultima e "argentata" fase dell'artista, che riporta a ricordi del francese Pierre Bonnard.

Ma non ci saranno solo i fiori: in Aranceto a Ortona di Michele Cascella, olio su tavola del 1957, si ritrovano temi cari al pittore, alle cui opere come scrive Vittorio Sgarbi "è difficile sottrarsi al fascino" per una limpida visione, specie di questi aranceti dall'intenso colorismo.

Si entrerà anche in paesaggi familiari come nel dipinto Nostro Carso, opera tardiva di Guido Grimani, che dimostra assimilazioni dell'artista dalla pittura napoletana tardo-ottocentesca.
In esposizione anche Nudo femminile, di Umberto Veruda, una magnifica Vanitas, che con sguardo inquieto dei primi del Novecento poggia le mani rispettivamente su un teschio e su un rigoglioso bouquet floreale.

Ricordiamo che le visite guidate sono gratuite e aperte a tutti, e si svolgeranno nella sede della Fondazione CRTrieste (Trieste, via Cassa di Risparmio 10, 3° piano) ogni venerdì della settimana alle ore 17.00 a partire dall’8 aprile fino al 27 maggio.

Il numero massimo sarà di venti persone a visita. Obbligatoria la prenotazione che deve essere effettuata entro le ore 17.00 del giorno antecedente la visita (giovedì) al numero +39 040 3476081 (lun-ven. ore 10-13 e 15-17) o all'indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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