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Last updateLun, 27 Feb 2017 8pm

Si discute della Carta di Milano al Forum mondiale dei giovani a Trieste

Si discute della  Carta di Milano al Forum mondiale dei giovani a Trieste

Trieste - Sarà una tavola rotonda sulla Carta di Milano, il documento d'impegno collettivo sul diritto al cibo, eredità immateriale di Expo 2015, al centro della seconda giornata del Forum Mondiale dei Giovani “Diritto di dialogo”, che si aprirà venerdì 2 ottobre alle 9 a Trieste, alla Scuola Superiore di Lingue per Interpreti e Traduttori di via Filzi, con i saluti delle autorità.

Dalle 10.30 inizierà la discussione, aperta al pubblico, sul tema della giornata, ovvero la possibile convivenza tra valori economici e culturali, etica ed economia. Ad introdurla sarà Paola Brumatti, con il suo saggio dal titolo “Sviluppo e paradosso: una riflessione critica sul mondo d'oggi”.

Seguirà la tavola rotonda dedicata alla Carta di Milano, che vedrà la partecipazione di Massimiliano Tarantino, Segretario Generale della Fondazione Gian Giacomo Feltrinelli e Direttore Esecutivo di Laboratorio Expo e di alcuni giovani del Forum Mondiale: Riccardo Vecellio, studente di Relazioni Internazionali impegnato come volontario all'interno di Expo, Enrico Elefante, economista e giramondo, Alessandra Coppola, che lavora a Strasburgo per lo European Council, Luca Benvenga, sociologo che si occupa di problemi intergenerazionali e Hari Bertoja, giovane poeta.

La Carta di Milano, che può essere sottoscritta dai cittadini online o all'interno del Padiglione Italia di Expo, è per Tarantino: “un patto tra i cittadini del mondo per vincere cinque sfide prioritarie: la malnutrizione (lo stile alimentare), la denutrizione (la fame), il problema dello spreco suddiviso in due macro aree, lo spreco alimentare e lo spreco idrico e, infine, la gestione delle risorse naturali, in particolare acqua ed energia". Obiettivo di questo documento è “fare sistema tra i contenuti, unire le risorse intellettuali delle università, delle imprese e della società civile per fornire uno strumento concreto per aderire a un principio scritto nel preambolo della Carta, "il diritto al cibo come diritto umano fondamentale".

Nel pomeriggio poi, dalle 15.30, si darà il via ai panels tematici che avranno come protagonisti i giovani del Forum Mondiale. Il tema sul piatto sarà sempre “Vecchie e nuove povertà. Europa e altri mondi”: 17 gli interventi previsti, con studiosi provenienti da Bangladesh, Russia, Sudafrica, Ucraina, Romania, Bulgaria, Kosovo, Bosnia Erzegovina, Italia, Iran, Turchia, Montenegro, Bielorussia, Polonia, Croazia. I saggi saranno proposti come sempre in lingua originale, con traduzione simultanea in italiano e inglese per facilitare la comprensione del pubblico.

 

 

 

Anche a Trieste solidarietà ai migranti con la marcia delle donne e degli uomini scalzi

Anche a Trieste solidarietà ai migranti con la marcia delle donne e degli uomini scalzi

Trieste - Anche nel capoluogo, venerdì11 settembre alle ore 17.00, è partita la “Marcia delle donne e degli uomini scalzi”, iniziativa promossa da alcuni scrittori, artisti e politici, che cogliendo l’opportunità di grande visibilità che il Festival Internazionale del Cinema di Venezia può dare, hanno lanciato un appello a sostegno dei migranti.

L’iniziativa si è diffusa con rapidità in tutte le maggiori città italiane e anche Trieste ha risposto con calore, colore e civiltà. Circa 600 persone tra triestini, immigrati di vecchia data e migranti appena arrivati si sono ritrovati vicino al Silos, simbolo principe, in città, della disperazione che porta alla fuga da guerre civili, regimi totalitari e carestie migliaia di  persone.

Il corteo si è snodato all’interno delle vie del Borgo Teresiano per arrivare nel cuore della città, Piazza Unità, soffermandosi prima nei pressi del palazzo del comune e sostando poi di fronte la Prefettura. Il corteo è stato ordinato, striscioni e cartelli in varie lingue riportavano ai diritti dei migranti, nessun momento di tensione, solo qualche coro anti fascista ed anti razzista partito da un gruppo di giovani nei pressi della sede della Lega Nord.

Di fronte alla Prefettura è stato letto l’appello della marcia delle donne e degli uomini scalzi: “È arrivato il momento di decidere da che parte stare.
 È vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa. 
Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte. 
Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi.
 .... Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, ad un tir, ad un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno.
Sono questi gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro".
...

"
Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace.
Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.
Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione delle ricchezze.”

In conclusione ci sono stati alcuni interventi di migranti appena arrivati, alcuni hanno parlato in inglese, altri invece nella lingua madre, purtroppo senza traduzione, ma gestualità, tono della voce ed espressione del viso hanno trasmesso comunque il senso di disperazione misto a speranza nella vita, che porta queste persone a cercare rifugio in Europa.

Le richieste nate in questa iniziativa sono certezze di corridoi umanitari, degna accoglienza, smantellamento dei luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti, creazione di un sistema di asilo europeo sorpassando il trattato di Dublino.

Queste le associazioni, comitati, consulte, partiti politici, organizzazioni no profit che hanno aderito:
Consulta degli Immigrati del Comune di Trieste, la Casa Internazionale delle Donne di Trieste, Accri ong, Comitato Srebenica 1995 - 2015, Associazione Ya Basta!, ARCI Nuova Associazione, ARCI Servizio Civile, I.C.S., Associazione Mosaico per un comune avvenire, Senza Confini Brez Meja, Associazione S/paesati, SEL, lista Tsipras, Rifondazione Comunista, CGIL, Comitato Danilo Dolci, Casa delle Culture Trieste, Salaam Ragazzi dell'Olivo Comitato di Trieste, Coordinamento Libertario Regionale FVG, Circolo de Manifesto, Circolo Tina Modotti, Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, Comunità senegalese, Comunità San Martino al Campo, Coordinamento Donne Trieste, Mondo Senza Guerra e Senza Violenza – Trieste, Palestra Popolare Mamadou Sy, Tavolo della Pace, UDS Unione Studenti, CGIL - Nuova Camera Confederale del Lavoro di Trieste, APCS - Altraeuropa per Tsipras, Partito Comunista d'Italia,
Partito Democratico di Trieste, Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra Europea - Federazione di Trieste.
Ha aderisce inoltre: Walter Citti, Garante regionale per i diritti della persona, Componente con funzioni di garanzia per le persone a rischio di discriminazione

A camminare scalzi c’erano anche la vice Sindaca Fabiana Martini e l’assessore Treu.

Vincenzo Manzini, un friulano alla base del Codice Penale

Vincenzo Manzini, un friulano alla base del Codice Penale

San Daniele del Friuli (Ud) - L'universo che si nasconde dietro a cose che riteniamo oggi banali è spesso variegato, quasi sempre inedito per chi non approfondisce la conoscenza di nomi e date. Così generazioni intere entrano ed escono da scuole, associazioni, edifici intitolati intitolati a personaggi che, tranne il caso dei soliti noti, rimangono solo una lettera puntata e un cognome avvolti da banchi di disinteresse.

Certo, quando gli istituti sono dedicati ai vari Dante Alighieri, Petrarca, Manzoni e Foscolo, sapere di chi si parla è facile. Ma quando il soggetto in questione è un certo Vincenzo Manzini, chi alza la mano per dire chi fu? Una domanda che dev'essere venuta in mente a parecchi dei centinaia e centinaia di studenti che si sono susseguiti nell'omonino ISIS di San Daniele del Friuli, un luogo non casuale per questa intitolazione.

Perchè proprio nel Friuli collinare, nell'agosto del 1872, nacque quest'uomo destinato a lasciare una traccia profonda nell'Italia, non con imprese eroiche ma con uno “strumento” che ancora oggi è a nostra disposizione: il Codice Penale, insieme al Codice di Procedura Penale, attualmente però riformato dopo le modifiche della riforma del 1988.

Ad affidargli l'incarico di redigerlo fu l'allora Ministro della Giustizia, Alfredo Rocco, tra il 1928 e il 1930 insieme ad altri illustri colleghi e allo stesso guardasigilli, quando quindi al potere era ormai consolidato il potere fascista. E proprio al Partito di Mussolini il giurista friulano si iscrisse nel 1925, nel pieno del terremoto che stava colpendo il fascismo dopo l'orrore del delitto Matteotti. Lo stesso anno in cui il Duce instaurò la dittatura.

Il panorma giuridico dell'epoca era abbastanza complesso, poiché varie scuole di pensiero (quella positivistica e quella classica, risalenti ancora all'Ottocento) si contrapponevano per riformare il sistema legislativo dell'epoca. Manzini, a suo modo, si distaccava da entrambi, entrando anche in contrasto con uno dei massimi filosofi del regime fascista, nonché Ministro dell'Istruzione, Giovanni Gentile: il giurista, infatti, rifiutava ogn forma di riflessione metafisica attorno al diritto, tanto da indicare la filosofia come “danno al diritto penale”, mentre l'intellettuale idealista pretendeva “di contestare con distacco, qualsivoglia tratto di scientificità in capo allo studio del diritto”, come riporta Alberto Berardi nel “Dizionario Biografico degli Italiani Treccani” (Volume 69, 2007).

Insieme al passato fascista, altri particolari “macchiano” la storia di quest'uomo di legge: ad esempio, il cambiamento “di pensiero attorno al tema della pena di morte, fieramente avversata in gioventù e poi invece sostenuta con decisione, in nome della legge positiva e delle necessità pratiche (...), nonché a quello della presunzione d'innocenza dell'imputato fino a condanna definitiva, anch'essa originariamente difesa, e successivamente (...) attaccata e derisa con atteggiamento ai limiti del demolitorio”, continua Berardi.

A suo favore, riconosce sempre l'autore del “Dizionario”, c'è invece la forte difesa degli ebrei, le cui persecuzioni Manzini le ricollega agli omicidi rituali nella storia del diritto penale. E a farlo non fu in un periodo a caso, bensì negli anni della campagna antisemita, fondata proprio sulle cosiddette accuse "di sangue" che lui stesso smentì, polemizzando con il pensiero razionalista, fino ad allora rimasto in silenzio.

Ma com'è possibile che il Codice Penale, scritto da giuristi legati in qualche modo al fascismo, rimanesse in vigore anche con la democrazia? La soluzione si trova nel codice di procedura penale, di cui il friulano fu "unico" artefice intellettuale, che raccoglieva “importanti connotazioni liberali, sì da risultare per lunghi anni compatibile con la successiva Carta costituzionale repubblicana” (Alberto Berardi).

Oltre a tutto ciò, il sandanielese fu anche professore presso diverse Università (Ferrara, Sassari, Sien, Torino, Pavia, Padova e Roma), dove ottenne importanti cattedre e prestigiosi riconoscimenti nazionali, come il premio reale dell'Accademia nazionale dei Lincei per le scienze giuridiche e politiche nel 1904, grazie al “Trattato del furto e delle varie sue specie”.

Morì a Venezia nel 1957, lasciando ai postumi importanti libri di diritto come “Sulla delinquenza in Friuli” (1897) e il “Trattato di diritto penale italiano “ (1909),con l'esperienza fascista ormai conclusa e tra i propri allievi Giandomenico Pisapia, futuro presidente del comitato che tra il 1987e il 1988organizzerà il vigente codice di procedura penale, nonché Giacomo Delitalia, fondatore della “Scuola milanese” e maestro dell'ex Presidente della Repubblica Scalfaro.

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Direttore: Maurizio Pertegato
Capo redattore: Tiziana Melloni
Redazione di Trieste: Serenella Dorigo
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