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Last updateLun, 27 Feb 2017 8pm

Clauzetto in festa per il nuovo illustre cittadino: al neuroscienziato Rizzolatti la targa del Comune

Clauzetto in festa per il nuovo illustre cittadino: al neuroscienziato Rizzolatti la targa del Comun

Clauzetto - Mercoledì 5 agosto il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, celebre per aver scoperto il meccanismo dei neuroni a specchio, vincitore dei prestigiosi premi Brain e Principe delle Asturie, ha ricevuto dal sindaco Flavio Del Missier la cittadinanza onoraria di Clauzetto.

Erano presenti i sindaci dei comuni vicini, tra cui Pietro Gerometta per Vito d’Asio e Andrea Carli per Maniago, assieme al consigliere Armando Zecchinon (Pd) in rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia.

Alla consegna della targa c’era anche una rappresentanza del Consiglio Comunale dei ragazzi e delle ragazze di Clauzetto, in abiti tradizionali, con il suo sindaco Diego Brovedani.

La cerimonia si è svolta nell’ambito della tradizionale Feste de la balote, un evento che richiama i clauzettani rimasti nel paese e quelli “dispersi” ai quattro angoli del globo.

Nel corso della serata Rizzolatti, che era accompagnato dalla moglie, ha raccontato il suo legame con Clauzetto, dove vanta un illustre antenato, il vescovo Giuseppe Rizzolatti, francescano e missionario in Cina.
 
Il bisnonno del professor Rizzolatti si trasferì a Kiev per lavorare come marmista nella costruzione del nuovo teatro dell’Opera, dopo che, nel 1896, era andato a fuoco il vecchio edificio.

La famiglia Rizzolatti fece fortuna e rimase in Russia fino alla terza generazione, mantenendo sia la cittadinanza italiana che lo stretto legame con la valle.

Quando il piccolo Giacomo aveva pochi mesi, nel 1937, i genitori, entrambi medici, a causa delle leggi messe in atto da Stalin contro gli stranieri, dovettero fuggire da Kiev e ritornare in Italia.

Secondo le leggi italiane dell’epoca coloro che rientravano dall'estero dovevano andare ad abitare obbligatoriamente nel paese d’origine della famiglia: per i Rizzolatti fu appunto Clauzetto.

Un primario dell’Ospedale di Udine però chiamò il padre di Giacomo a lavorare con lui come assistente volontario: in questo modo la famiglia potè trasferirsi nel capoluogo friulano. Giacomo Rizzolatti studiò al Liceo Stellini, dove conobbe anche sua moglie.

Si iscrisse quindi all’Università di Padova. Laureatosi in medicina e specializzatosi in neurologia, lavorò nell’ambito della ricerca a Pisa, in Canada e negli Stati Uniti. Diventò quindi docente presso l’Università di Parma, dove il suo gruppo condusse le ricerche che portarono alla scoperta dei “neuroni specchio”.

Nel corso della serata il professor Rizzolatti ha risposto alle numerose domande del pubblico sulla sua scoperta e firmato autografi, concludendo in bellezza nel tendone della festa dove ha potuto assaggiare le autentiche “balote” clauzettane.

Nel video che segue, il conferimento della cittadinanza onoraria, ed alcune considerazioni del professor Rizzolatti sulla ricerca scientifica in Italia.

Il neurologo Giacomo Rizzolatti riceve la cittadinanza onoraria del comune di Clauzetto

Il neurologo Giacomo Rizzolatti riceve la cittadinanza onoraria del comune di Clauzetto

Pordenone - Il 5 agosto il sindaco di Clauzetto Flavio Del Missier conferisce la cittadinanza onoraria al professor Giacomo Rizzolatti, il neurologo dell’Università di Parma che ha contribuito in modo determinante alla formulazione della teoria dei neuroni specchio. La cerimonia si svolge nell’ambito della tradizionale Fieste de la Balote.

Le origini della famiglia dello scienziato sono clauzettane.

Nel 1896 andò a fuoco il vecchio teatro dell’Opera di Kiev, oggi capitale dell’Ucraina. Alla sua ricostruzione contribuirono artisti provenienti da tutta Europa. Uno di loro, marmista, veniva da Clauzetto.

Il suo pronipote è appunto Giacomo Rizzolatti. Tra i suoi antenati c'è anche il vescovo Giovanni Domenico Rizzolati (il cognome della famiglia si trova trascritto a volte con due “t”, a volte con una sola).

Rizzolatti è nato a Kiev nel 1937. I genitori, entrambi medici, dovettero fuggire quando il bimbo aveva pochi mesi, a causa del clima di persecuzione messo in atto da Stalin.

Secondo le leggi italiane dell’epoca, coloro che rientravano dall'estero dovevano andare ad abitare obbligatoriamente nel paese d’origine della famiglia: per i Rizzolatti fu appunto Clauzetto. 



Dopo gli studi superiori a Udine, si iscrisse alla facoltà di medicina all’Università di Padova. Specializzatosi in neurologia a Pisa con il professor Giuseppe Moruzzi, successivamente è diventato professore ordinario di Fisiologia Umana all'Università degli Studi di Parma, quindi direttore del Dipartimento di Neuroscienze della stessa Università.

Nel 1992, Giacomo Rizzolatti e il suo gruppo di ricerca di Parma, nel corso di alcuni studi sul cervello dei macachi, che svolgevano su alcuni esemplari tenuti in cattività, notarono che i neuroni che registrano le attività legate al movimento si attivavano non solo nel momento in cui il primate compiva un movimento, ma anche quando esso si limitava ad osservare altri primati – tra cui gli stessi ricercatori - compiere il medesimo gesto.

Queste particolari cellule furono denominate neuroni specchio, data la particolarità che hanno di attivarsi sia quando compiamo un'azione sia quando osserviamo l'identica azione compiuta da altri. 

In circa venti anni di studi e osservazioni, il gruppo di Rizzolatti ha stabilito che i neuroni specchio “appaiono in grado di discriminare l'informazione sensoriale, selezionandola in base alle possibilità d'atto che essa offre, indipendentemente dal fatto che tali possibilità vengano concretamente realizzate o meno” (Cit. da Giacomo Rizzolatti, Corrado Sinigaglia “So quel che fai”, Raffaello Cortina editore, 2006).

Oggi tale teoria è stata ampiamente accreditata presso il mondo scientifico ed ha costituito un punto di svolta nella comprensione dell’interazione tra fenomeni motori e fenomeni cognitivi.

La scoperta pone anche una base fisiologica all'empatia.

Il professor Rizzolatti, per le sue ricerche, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali: il premio “Brain Prize”, assegnato dalla fondazione Grete Lundbeck European Brain Research Foundation di Copenhagen "per la ricerca pionieristica sui meccanismi cerebrali che sottendono alle funzioni umane complesse come l'alfabetizzazione, l’abilità di calcolo, cognizione e comportamento, e gli sforzi di comprensione dei disturbi cognitivi e comportamentali”; il premio “Principe delle Asturie” per la ricerca scientifica e tecnica; il Premio Feltrinelli per la Medicina dell'Accademia Nazionale dei Lincei; il George Miller Award della Cognitive Neuroscience Society.

Terremoto di Ferrara del 1570 e terremoto dell’Emilia del 2012: pubblicato studio dell’OGS

Terremoto di Ferrara del 1570 e terremoto dell’Emilia del 2012: pubblicato studio dell’OGS

Trieste - Uno studio dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) sul terremoto dell’Emilia ha ottenuto la pubblicazione sul numero di luglio della prestigiosa rivista “Journal of Geophysical Research” dell'Unione Geofisica Americana.

La ricerca è stata condotta nell'area di Ferrara da Livio Sirovich e Franco Pettenati ed ha messo a confronto il sisma del 1570 e quello del 2012.

Alla base della ricerca vi è la convinzione che la conoscenza dei terremoti del passato fornisce elementi indispensabili per capire la sismicità e potersene difendere attuando corrette pratiche di prevenzione.

Il 20 maggio 2012 una forte scossa di terremoto ha fatto tremare l'Emilia. Il 29 maggio la seconda scossa distruttiva ha seminato scoraggiamento e panico. Anche gli esperti della nuova Commissione Grandi Rischi erano preoccupati perché sapevano che nel 1570 c'era stato un altro terremoto distruttivo, che aveva colpito gravemente la zona di Ferrara, pochi chilometri a est di quelle danneggiate il 20 maggio (con epicentro a Finale Emilia).

“Purtroppo, di quel terremoto del XVI secolo si sapeva solo dove si erano manifestati i danni, ma non si sapeva nulla della posizione della frattura profonda (faglia) che l'aveva causato, né tanto meno del suo meccanismo di rottura” spiega Pettenati.

“Per quel che si sapeva, il responsabile poteva anche essere stato - a vari chilometri di profondità - un segmento più orientale della stessa faglia rottasi il 20 maggio” aggiunge Sirovich.

“In questo senso – continua il ricercatore dell'OGS –, il 7 giugno 2012 la Protezione Civile nazionale emise un opportuno comunicato in cui si diceva: è significativa la probabilità che si attivi il segmento [di faglia sismica; ndr] compreso tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati nella sequenza”.

Lo studio dei sismologi dell’OGS dimostra invece che il terremoto del 1570 non fu dovuto alla prosecuzione verso est della faglia responsabile dell'evento del 20 maggio 2012, bensì a una faglia sepolta dalle alluvioni e posizionata in profondità, circa 14 chilometri a nord-nord-est di Ferrara.

Tale faglia corrisponde al fronte più esterno della Catena appenninica, che lentamente, da milioni di anni, si sta alzando causando il sollevamento della fascia meridionale della Val Padana (in riva orografica destra del Fiume Po).

Nel corso degli ultimi 2800 anni circa, questo sollevamento (probabilmente realizzatosi anche attraverso terremoti), ha costretto il corso del Po a spostarsi di circa 20 km verso nord tra Guastalla e Ficarolo (fra Emilia, Lombardia e Veneto);

Con i suoi 10-15 cm circa di sollevamento, il terremoto del 1570 fu la goccia che fece 'traboccare il vaso” del Po, che abbandonò il delta delle Valli di Comacchio per portare tutte le sue acque nel delta attuale: un evento epocale, che nel 1580 papa Gregorio XIII volle far immortalare nella Galleria delle carte geografiche dei Musei vaticani.

“Oggi sappiamo che il terremoto del 20 maggio 2012 ha scaricato nel sottosuolo verso ovest-sud-ovest sforzi cosiddetti 'di Coulomb', in grado di innescare una faglia (che in quella zona si stava già caricando) e che ha prodotto la scossa del 29 maggio” spiega Sirovich.

 

 


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