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Last updateLun, 27 Feb 2017 8pm

Terremoto di Ferrara del 1570 e terremoto dell’Emilia del 2012: pubblicato studio dell’OGS

Terremoto di Ferrara del 1570 e terremoto dell’Emilia del 2012: pubblicato studio dell’OGS

Trieste - Uno studio dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) sul terremoto dell’Emilia ha ottenuto la pubblicazione sul numero di luglio della prestigiosa rivista “Journal of Geophysical Research” dell'Unione Geofisica Americana.

La ricerca è stata condotta nell'area di Ferrara da Livio Sirovich e Franco Pettenati ed ha messo a confronto il sisma del 1570 e quello del 2012.

Alla base della ricerca vi è la convinzione che la conoscenza dei terremoti del passato fornisce elementi indispensabili per capire la sismicità e potersene difendere attuando corrette pratiche di prevenzione.

Il 20 maggio 2012 una forte scossa di terremoto ha fatto tremare l'Emilia. Il 29 maggio la seconda scossa distruttiva ha seminato scoraggiamento e panico. Anche gli esperti della nuova Commissione Grandi Rischi erano preoccupati perché sapevano che nel 1570 c'era stato un altro terremoto distruttivo, che aveva colpito gravemente la zona di Ferrara, pochi chilometri a est di quelle danneggiate il 20 maggio (con epicentro a Finale Emilia).

“Purtroppo, di quel terremoto del XVI secolo si sapeva solo dove si erano manifestati i danni, ma non si sapeva nulla della posizione della frattura profonda (faglia) che l'aveva causato, né tanto meno del suo meccanismo di rottura” spiega Pettenati.

“Per quel che si sapeva, il responsabile poteva anche essere stato - a vari chilometri di profondità - un segmento più orientale della stessa faglia rottasi il 20 maggio” aggiunge Sirovich.

“In questo senso – continua il ricercatore dell'OGS –, il 7 giugno 2012 la Protezione Civile nazionale emise un opportuno comunicato in cui si diceva: è significativa la probabilità che si attivi il segmento [di faglia sismica; ndr] compreso tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati nella sequenza”.

Lo studio dei sismologi dell’OGS dimostra invece che il terremoto del 1570 non fu dovuto alla prosecuzione verso est della faglia responsabile dell'evento del 20 maggio 2012, bensì a una faglia sepolta dalle alluvioni e posizionata in profondità, circa 14 chilometri a nord-nord-est di Ferrara.

Tale faglia corrisponde al fronte più esterno della Catena appenninica, che lentamente, da milioni di anni, si sta alzando causando il sollevamento della fascia meridionale della Val Padana (in riva orografica destra del Fiume Po).

Nel corso degli ultimi 2800 anni circa, questo sollevamento (probabilmente realizzatosi anche attraverso terremoti), ha costretto il corso del Po a spostarsi di circa 20 km verso nord tra Guastalla e Ficarolo (fra Emilia, Lombardia e Veneto);

Con i suoi 10-15 cm circa di sollevamento, il terremoto del 1570 fu la goccia che fece 'traboccare il vaso” del Po, che abbandonò il delta delle Valli di Comacchio per portare tutte le sue acque nel delta attuale: un evento epocale, che nel 1580 papa Gregorio XIII volle far immortalare nella Galleria delle carte geografiche dei Musei vaticani.

“Oggi sappiamo che il terremoto del 20 maggio 2012 ha scaricato nel sottosuolo verso ovest-sud-ovest sforzi cosiddetti 'di Coulomb', in grado di innescare una faglia (che in quella zona si stava già caricando) e che ha prodotto la scossa del 29 maggio” spiega Sirovich.

 

 


terremoto 1570

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