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Last updateLun, 27 Feb 2017 8pm

L’apparenza inganna regia di Solenghi al Bobbio di Trieste

Forti di una commedia che sta spopolando da mesi nelle principali città italiane, il duo Maurizio Micheli e Tullio Solenghi in un sodalizio ormai collaudato, ha portano in scena per dieci serate, nella duplice veste di protagonisti e curatori dell’adattamento questa commedia di Francis Veber.

 

Al terzo anno di collaborazione con lo Stabile privato triestino Orazio Bobbio e dopo le due fortunate stagioni di Italiani si nasce, lo spettacolo L’apparenza inganna, del medesimo duo, non ha goduto di minore fortuna, serata conclusiva domenica 22 aprile.

Con la consueta verve comica che li contraddistingue, Micheli e Solenghi creano una nuova versione teatrale tratta dalla sceneggiatura originale, e a 10 anni di distanza dall’uscita dell’omonimo film, quest’opera mantiene ancora tutta la sua attualità, affrontando, seppur in chiave comica, temi di dominio pubblico come mobbing, disoccupazione, discriminazione sessuale, omofobia, stalking.

La vicenda del protagonista, Pino Tricarico, contabile diligente e uomo mite senza qualità, prende l’avvio dal suo licenziamento deciso da Ercole Spadoni, direttore del personale violento e volgare che lo ha sempre deriso, considerandolo un’emerita nullità e, di conseguenza, il primo della lista degli impiegati in esubero, resosi necessario dal ridimensionamento dell’azienda. Questa ennesima tegola che si abbatte sul poveretto, oltre al divorzio dalla moglie di cui è ancora innamorato e al fatto che il figlio non lo consideri minimamente, lo porta a contemplare il suicidio… ma proprio perché le cose non sembrano come appaiono e l’apparenza inganna il finale è a sorpresa.

Il progetto di riadattare questo testo, che aveva particolarmente colpito Tullio Solenghi fin dalla prima uscita dell’omonimo film qualche anno fa, si è sviluppato proprio durante la tournée di Italiani si nasce, grazie anche all’affiatamento che si è creato con Micheli.

Per dirigere lo spettacolo, Solenghi, che cura anche la regia, ha volutamente mantenuto la frammentarietà del racconto tipica del taglio cinematografico, operando una sorta di montaggio teatrale, con scene che si susseguono a ritmo incalzante, caratteristica comune di molte messe in scena del teatro attuale.

Come ricorda Solenghi  “La via più sicura per arrivare alla comicità, della quale penso di essere portatore sano insieme a Maurizio, parte dalla credibilità e dal processo di identificazione dello spettatore. Se le avventure dei protagonisti non riguardano un po’ anche chi è seduto in platea, risulta poi difficile o quanto meno superficiale il divertimento che ne deriva. Gli anni di formazione del Trio mi hanno fatto sempre propendere per questa credibilità di partenza sulla quale poi operare la visone strabica propria del comico”.

L’attenzione primaria è sempre verso lo spettatore e la sua costante partecipazione, che non deve mai recedere, pena l’efficacia del nostro racconto.

Le scenografie de L’apparenza inganna sono state ideate da Alessandro Chiti, mentre i costumi sono di Andrea Stanisci, le musiche di Massimiliano Forza, arrangiate da Fabio Valdemarin, e il disegno luci di Filippo Caselli.

Informazioni: 040.390613; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; www.contrada.it.

s.d.








Al Verdi di Pordenone spettacolo a favore di Smileagain

Smileagain fvg

Far conoscere il dramma delle donne sfigurate con l’acido per futili motivi e, al tempo stesso, raccogliere fondi da destinare all’associazione che si propone di portare avanti una battaglia civile affinchè le vittime di questa barbarie possano riavere una propria dignità ricostruendo loro il volto. È questo l’obiettivo della serata organizzata dall'associazione "Smileagain fvg" che sabato 21 aprile alle 20.45 al Teatro Verdi di Pordenone promuove uno spettacolo a scopo benefico il cui incasso verrà destinato al sodalizio regionale impegnato dal 2004 nel difficile compito di restituire il sorriso alle giovani pakistane.

La serata vedrà la presenza di Luca Pitteri, docente di canto della trasmissione “Amici” e preparatore vocale di numerose serie tv di successo quali “Ti lascio una canzone” e “Io canto”, insieme alla sua VGE vocal project. Quindi il maestro Alberto Pollesel e l'orchestra giovanile d'archi "Akroama", il coro "Cum Gaudio" della scuola media statale Lozer di Pordenone e la scuola di danza "Cecilia Faotto".

Ogni anno in Pakistan centinaia di donne, in gran parte molto giovani, vengono brutalmente sfregiate con il lancio di acido corrosivo da pretendenti rifiutati, uomini-padroni che in questo modo vendicano l’umiliazione subita.

Le gravissime conseguenze fisiche e psicologiche, le deformità delle fattezze fisiologiche con gravi limiti funzionali sono devastanti: alle lesioni al volto, alla cecità, alla depressione acuta, si associano ostracismo ed isolamento sociale.

Grazie a Giuseppe Losasso, chirurgo plastico dell’Ospedale Civile di Udine, queste donne ritrovano una loro dignità. Il medico, personalmente e con equipe di colleghi friulani, si reca periodicamente in Pakistan per operare le persone colpite, sottoponendole a ripetuti interventi ricostruttivi.

Smileagain fvg opera le giovani donne nei luoghi di origine per non sradicarle dal contesto sociale e perché sia meno difficile il loro reinserimento. L’Associazione ha anche effettuato presso l’Azienda Ospedaliera di Udine corsi di formazione per personale sanitario pakistano.

Grazie anche alla sensibilità dei pordenonesi, con lo spettacolo Cantando per un sorriso, si vuole contribuire alla realizzazione del progetto più ambizioso: la costruzione di un Centro Ustioni in Pakistan per la cura e la riabilitazione di persone con danni acuti e cronici. Il lavoro di smileagain fvg è stato riconosciuto e premiato da numerosi Enti ed Istituzioni Internazionali nonché dall’Unesco.

L'evento pordenonese è realizzato con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, la Provincia ed il Comune di Pordenone e la collaborazione di molti organismi e associazioni locali, nonchè sponsor privati. I biglietti possono essere acquistati all'associazione Odeia di Viale Trento a Pordenone.








Lei dunque capirà di Claudio Magris al Teatro Sloveno di Trieste

La prima assoluta in lingua slovena Lei dunque capirà di Claudio Magris, coronerà la stagione del Teatro Stabile Sloveno. Un evento artistico di grande valenza che unirà simbolicamente l’anima italiana, slovena ed europea di Trieste. Il debutto avvenuto gioved' 12 aprile al Teatro Stabile Sloveno è stato ripetuto venerdì 13 aprile per gli abbonati del turno delle prime. Le repliche al Ridotto proseguiranno fino al 4 maggio, mentre il 7 maggio lo spettacolo verrà portato al centro Bratuz di Gorizia ed il 10 maggio al teatro Ristori di Cividale.

Mettere in scena opere di autori italiani nella traduzione slovena è uno degli aspetti fondamentali della missione culturale del Teatro Stabile Sloveno che dalla fondazione all’inizio del secolo scorso si impegna nel consolidamento del dialogo tra la cultura italiana e quella slovena.

L’adattamento del testo è curato dal regista Igor Pison che ha sentito in questo monologo l’opportunità di uno sviluppo polifonico. Ha dichiarato, infatti, “Ho messo in scena più personaggi perché ho sentito la necessità di un dialogo su diverse tematiche da sviluppare quali la perdita, la solitudine, il tempo, i ricordi di qualcuno che non è più presente. Attraverso questo testo ho potuto raccontare la mia idea di mondo, di come vedo la gente”.

In seguito Magris ha ricordato il valore della traduzione di Veronika Brecelj del testo Lei dunque capirà, che è stato un valore aggiunto al testo stesso. La stessa traduttrice Brecelj ha sottolineato che “L’Euridice di Magris rinuncia alla vita, da sola affronta il nulla, è lei che sceglie, che decide, che rischia. In questa rinuncia si sente l’eco del presagio che non si è mai all’altezza dell’amore”.

 Magris ha concluso, “Personalmente  sono particolarmente sensibile ai miti con protagonisti femminili e mi piace trasformarli per dare voce a quello che sembra l’opposto del mondo arcaico del mito. Tuttavia non si tratta di scelte a priori, ma di sensazioni, come l’utilizzo di un colore per un pittore”. Sul finire Magris cita le parole di  papa Ratzinger il quale dice: “L'eternità è padronanza del tempo che si realizza come un essere con e un essere dentro il tempo. L’eternità è qui ed ora”.

Nel racconto Lei dunque capirà Magris rielabora il mito di Orfeo ed Euridice e del loro amore. La donna si rivolge a un misterioso presidente per ringraziarlo dello speciale permesso al suo uomo affinché possa farle visita presso la casa di riposo. Il suo discorso è inizialmente denso di sentimentalismo e struggimento romantico, indotti dal ricordo dell’amante assente. Lo spettatore avverte l’immagine di una donna fragile anziana che soffre per la separazione dal compagno di una vita, ma la protagonista viene presto trascinata in un vortice di parole che fa emergere un nuovo volto, quello segnato di una moglie reale, che ha cucinato e sbrigato faccende domestiche per il marito poeta sostenendolo nel suo lavoro con critiche costruttive. Lei è quella donna paziente che sta dietro ad ogni uomo di successo e alla quale Magris concede in questo testo il ruolo di protagonista, permettendo finalmente ad Euridice di parlare al posto del celebre Orfeo, anche perché è proprio lei il cardine del quesito esistenziale sul confine misterioso tra vita terrena e aldilà.

Serenella Dorigo

 








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Redazione di Trieste: Serenella Dorigo
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