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Last updateLun, 27 Feb 2017 8pm

“I mille Occhi” apre con Nostra Signora dei Turchi, capolavoro di Bene alla presenza di Lydia Mancinelli

“I mille Occhi”  apre con Nostra Signora dei Turchi, capolavoro di Bene alla presenza di Lydia Manci

Trieste - Si apre con il capolavoro di Carmelo Bene Nostra Signora dei Turchi, alla presenza della protagonista Lydia Mancinelli la quindicesima edizione del festival I Mille Occhi. L'evento è in collaborazione con CSC-Cineteca Nazionale che ne ha curato il restauro nella sua versione integrale.Sette giorni d'intense visioni tra anteprime e riscoperte assolute, senza confini né limiti all'amore per le infinite forme del cinema, con tutte le proiezioni e gli incontri a ingresso libero.

Diretto e messo in scena da Sergio M. Grmek Germani, I Mille Occhi – Festival internazionale del cinema e delle arti festeggia quest'anno i suoi primi 15 anni, riaffermando l'inconfondibile poetica - critica e curatoriale – che ne ha contraddistinto tutte le precedenti edizioni:l'esplorazione libera e trasversale del cinema d'ogni tempo, senza apriorismi né discriminazioni geografiche, storiografiche, tematiche o di genere;il dialogo con le altre arti (teatro, letteratura, poesia, musica, arti visive...) in eclettici intrecci culturali che trovano origini e sponde nel cinema senza mai esaurirvisi; l'attenzione per i formati del cinema, ritenendo essenziale riproporre i film girati in pellicola nel loro formato originario e ricorrendo al digitale solo in caso di accertata irreperibilità delle copie; non ultima, la vocazione a esplorare i margini e le zone d'ombra del cinema, in modo particolare italiano, senza per questo abbandonare i grandi autori che non cessano di essere rivelatori della vera identità del festival come del cinema tutto (di ieri e di oggi).

A partire da Roberto Rossellini, che con il suo controverso film biografico su Alcide De Gasperi dà il nome all'associazione che indice il festival e allo stesso Premio Anno Uno, il riconoscimento con il quale ogni anno I Mille Occhi omaggiano la grandezza di un cineasta contemporaneo, che con particolare forza emerge da un'ultima opera ancora troppo poco valorizzata dall'establishment festivaliero o dalla critica del nostro tempo.

L'edizione di quest'anno – dal 16 al 22 settembre al Teatro Miela di Trieste, con anteprima a Roma il 13 e 14 settembre, al Cinema Trevi – Cineteca Nazionale  - sceglie di premiare un regista vicino al festival triestino non solo geograficamente, lo sloveno Vlado Škafar, proponendone la personale completa, affiancandovi la mostra della pittrice e musa Joni Zakonjšek. L'omaggio al giovane cineasta, noto per essere anche il cofondatore della Cineteca Slovena e del festival Kino Otok di Izola,  conferma l'interesse dei Mille Occhi per il cinema più vitale del cuore d'Europa: curato dalla drammaturga Mila Lazić, co-fondatrice del festival insieme a Sergio Germani, culminerà nella serata di chiusura con l'assegnazione del Premio Anno Uno per il suo ultimo film, la coproduzione italiana Mama, proiettato in anteprima nazionale.

A conferma del fatto che I Mille Occhi intendono smentire anche quest'anno “l'idea che solo il cinema appena realizzato sia rivolto all'oggi” come ricorda Germani, un'ampia parte del programma 2016, curata da Olaf Möllerad ampliamento della retrospettiva del festival di Locarno, si concentra sul tema più che mai urgente ed attuale dei migranti e degli esuli visto attraverso una selezione di film tedeschi dell'era Adenauer in significativo confronto con le attuali politiche dell'Europa comunitaria, proponendo film da riscoprire di autori come Harald Braun (Herz der Welt e Solange Du da Bist) eG.W. Pabst (A Modern Hero), e tornando con due ulteriori film sull'oscura grandezza diFrank Wysbar, a cui Möller aveva già dedicato una prima personale nella scorsa edizione del festival.
Con la consueta attenzione ai punti d'incontro tra distinte autorialità del cinema, vi saranno alcune anteprime di film che legano diverse generazioni di cineasti, artisti e presenze femminili: la storica ospite e collaboratrice del festival Jackie Raynal presenta i sue due ritratti filmati del cineasta sperimentale Jonas Mekas, Notes on Jonas Mekas e Reminiscences of Jonas Mekas (realizzato su invito di André S. Labarthe per la serie Cinéastes de notre temps); mentrel'attrice icona di Walerian Borowczyk Marina Pierro sarà ospite del festival e al centro del suo trittico registico realizzato in collaborazione con il figlio pittore Alessio Pierro, proposto al festival da Cecilia Ermini: si tratta della serie di cortometraggi Floaters, In versi e Himorogi, i cui due primi tasselli video vengono presentati in anteprima assoluta in una versione appositamente rimontata per quest'edizione dei Mille Occhi.
Lo sconfinamento verso le altre arti continua e si approfondisce con gli omaggi a due grandi personalità letterarie del secondo '900, il friulano Siro Angeli e il palermitano Franco Scaldati, quest'ultimo in un ricordo curato da Fulvio Baglivi attraverso il cinema di Franco Maresco.

Al primo dei due poeti, anche drammaturgo e sceneggiatore per il cinema, è dedicato l'evento speciale di presentazione del Fondo a lui intitolato e curato da  Germani presso la Cineteca del Friuli, alla presenza diAntonutti,  Dorigo,  Jacob e Zanetti, in ricordo del 40° anniversario del terremoto in Friuli e con un omaggio al giornalista e storico Guido Botteri, direttore della sede RAI del Friuli Venezia Giulia. Se di opere che conversano con la figura di Angeli, si proporranno in particolare quattro titoli tra film, documentari e addirittura programmi radiofonici (55'' come secoli), del drammaturgo siciliano Franco Scaldati si vedrà un trittico di opere su di lui centrate e tutte realizzate dal grande Franco Maresco, regista Premio Anno Uno 2013, del quale saranno proiettati a Trieste il film biografico Gli uomini di questa città io non li conosco, presentato nel 2015 fuori concorso al festival di Venezia, il programma televisivo realizzato con Daniele Ciprì, e infine un montaggio inedito realizzato appositamente per I Mille Occhi, a partire da materiali inediti del lungometraggio di Maresco.

Il capolavoro muto di Elvira Giallanella Umanità sarà proiettato con accompagnamento musicale di Francesca Bergamasco alla voce e Alessandro Fogar al live electronics. In collaborazione con la Cineteca del Friuli anche per l'omaggio a Luca Comerio organizzato con Le Giornate del Cinema muto (e un prosieguo della già avviata rassegna sulla Grande Guerra, con il preziosissimo recupero del film televisivo Gli ultimi giorni dell'umanità di Luca Ronconi, da Karl Kraus), I Mille Occhi ribadiscono di voler ricordare i più grandi registi del cinema italiano anche dal primo giorno di proiezioni, con l'anteprima assoluta di un film di Mario Camerini che si riteneva perduto da decenni, Il documento (1939), ritrovato e restaurato dalla Cineteca del Friuli nella collezione del veneto Gian Maria Buffatti, presente alla proiezione con il figlio Michaël, il direttore della Cineteca Livio Jacob e la figlia del regista Manitta Camerini, da quest'anno entrata a far parte anche del direttivo del festival.

A seguire, sempre durante la giornata inaugurale e a ricordare l'ultimo passaggio al cinema di quello stesso Ruggero Ruggeri che svetta dal cast dell'importante recupero cameriniano, si terrà un evento altrettanto speciale realizzato in collaborazione con CSC-Cineteca Nazionale, con la proiezione della versione integrale inedita del primo lungometraggio di Carmelo Bene Nostra Signora dei Turchi (1968), restaurata dalla stessa Cineteca (la quale, sempre in fatto di capolavori ritrovati, permetterà ai Mille Occhi di proporre anche la rara versione estesa di Paisà  di Roberto Rossellini), in contemporanea nella stessa giornata alla videoproiezione del girato integrale del film, e proiettata all'attesissima presenza dell'attrice feticcio di Bene Lydia Mancinelli. 

Ma i percorsi dei Mille Occhi tra le infinite storie del cinema italiano non si fermano certo alle pietre miliari già conclamate: dal secondo appuntamento con I figli di nessuno del collezionista e collaboratore del festival Simone Starace, con rarissimi film italiani fortunosamente recuperati in pellicola dopo decenni d'oblio (tra i titoli più sorprendenti, Teheran, co-diretto dal triestino Giacomo Gentilomo e introdotto al festival dal critico e giornalista de Il giornale Maurizio Cabona) alla prima parte di un percorso di riscoperta  pluriennale di cineasti veneti ingiustamente dimenticati da ogni storia del cinema, involontari propugnatori di un'idea di cinema “lontana da Roma” e oggi pienamente meritevoli di essere riscoperti e restituiti al nostro presente (dal rodigino Renato Dall'Ara, avventuroso ed emarginato cineasta degli anni '60,al padovano Walter Santesso, noto solo come interprete del Paparazzo ne La dolce vita di Fellini eppure autore rigoroso di originali e personalissimi film per ragazzi).In stretta relazione con la discussa centralità cinematografica di Roma, infine, nonché di ulteriore rimando allo stesso Carmelo Bene e ai fermenti non solo cinematografici del '68, non sono da dimenticare le meraviglie scelte dalla collezione di pellicole dell'Officina Film Club, in una selezione di film curata dai suoi animatori Paolo Luciani e Cristina Torelli, con l'epocale film manifesto di quasi 4 ore Anna di Grifi e Sarchielli, l'apolide Claro di Glauber Rocha con Bene e il Tony Scott già filmografato con commozione da Franco Maresco, Ciao Renato! sul leggendario assessore alla cultura di Roma Renato Nicolini, e le due versioni italiano/francese di Bella di notte, suggestiva visita guidata da Luciano Emmer tra le bellezze di Villa Borghese.

Il festival è finanziato da Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Fondazione Kathleen Foreman Casali, con la collaborazione dei Civici Musei del Comune di Trieste, la main partnership di Cineteca del Friuli e CSC-Cineteca Nazionale, la quale offre gentilmente anche lo spazio al Cinema Trevi e numerose copie rare per i giorni di programmazione a Trieste. Il festival vanta inoltre la collaborazione della Cineteca di Bologna e di altri archivi italiani ed europei.   
 

Trieste Science+Fiction Festival: svela l’autore del poster della 16° edizione

Trieste Science+Fiction Festival: svela l’autore del poster della 16° edizione

Trieste – Trieste Science+Fiction Festival annunciai primi titoli del programma della sedicesima edizione che avrà luogo dal 1° al 6 novembre 2016 e presenta il nuovo manifesto firmato da Davide Toffolo dall'Hotel Excelsior del Lido di Venezia, nello stand di PromoTurismo FVG - Regione Friuli Venezia Giulia.

Chi sono? Che cosa pensano? Che cosa vogliono? Vengono in pace? È l'immagine di due creature aliene che si guardano, faccia a faccia, il manifesto ufficiale della 16a edizione di Trieste Science+Fiction Festival, ideato e realizzato da Davide Toffolo.

Trieste Science+Fiction Festival presenta il poster della 16a edizione: un disegno originale realizzato dall'illustratore e artista pordenonese Davide Toffolo,uno degli autori più rappresentativi della scena fumettistica italiana. Tra i suoi romanzi a fumetti, sono da ricordare: Carnera, Pasolini, Il Re Bianco, Très! e Graphic Novel Is Dead. È co-fondatore e voce della band Tre Allegri Ragazzi Morti, un progetto in cortocircuito multimediale tra musica e fumetto.

Racconta Toffolo: “Come sostiene David Lynch, le idee sono pesci da pescare, cioè hanno una vita propria che ha poco a che fare con l'io-ego-autore. Io pesco le idee mentre disegno. Per cui la mia fantascienza ha necessariamente a che fare con la sessualità, la mutazione genetica, la diversità, l'indagine sul femminile, cioè i temi che da sempre hanno segnato la mia poetica come autore. Da questo mare sono nate le figure di amazzoni mutanti, esseri che vivono in un futuro dominato dalla luna, in cui forse anche il cinema potrà di nuovo perdere la sua dimensione di racconto lineare e teatrale per tornare come visione, nel suo senso più assoluto, anche privo della parola. La fantascienza serve a ragionare sull'oggi mostrando un ipotetico futuro e “futuro” resta, contro ogni oscena attualità, la parola più bella”.

La selezione ufficiale di Trieste Science+Fiction Festival 2016 presenterà nel concorso internazionale inanteprima italiana: l'americano Approaching the Unknown, scritto e diretto da Mark Elijah Rosenberg, al suo debutto, con Mark Strong nel ruolo del capitano William Stanaforth alle prese con la sua solitaria missione su Marte.  Embers di Claire Carré, già definito come uno dei più memorabili film di fantascienza indipendenti degli ultimi dieci anni, in cui i sopravvissuti a un'epidemia globale cercano di dare un senso alla loro vita in un mondo senza memoria. L'iraniano Under the Shadow di Babak Anvari, che riflette sulla condizione della donna nel dopo rivoluzione a Teheran attraverso l'archetipo della casa posseduta e la mitologia dei djinn; l'inglese Kill Command di Steven Gomez, che, in un ritorno ai temi di Terminator e Robocop, presenta un'unità d'élite dell'esercito inviata su di un'isola per testare i più recenti prototipi di macchine per uccidere. Il serbo The Rift di Dejan Zecevic,in cui un satellite precipita sulla Terra portando con sé qualcosa da un altro mondo.

E i primi tre titoli della seguitissima sezione Midnight Movies, dedicata all'horror e all'exploitation: il gore indiano Ludo di Q e Nikon, un gioco semplice ma mortale di cui cadono vittime quattro adolescenti. L'americano Southbound, cinque racconti ad incastro tra incubi e segreti in una lunga notte su una strada desolata, e il già cult Attack of the Lederhosen Zombies di Dominik Hartl, irresistibile apoteosi di zombie sulle nevi austriache.

La selezione ufficiale del Trieste Science+Fiction Festival presenterà tre concorsi internazionali: il Premio Asteroide, competizione internazionale per il miglior film di fantascienza di registi emergenti a livello mondiale, e i due Premi Méliès d’argento della European Fantastic Film Festivals Federation per il miglior lungometraggio e cortometraggio di genere fantastico europeo. La sezione Spazio Italia ospiterà il meglio della produzione nazionale. Immancabili, infine, gli Incontri di Futurologia dedicati alla scienza e alla letteratura, in collaborazione con le principali istituzioni scientifiche, e la consegna del premio alla carriera Urania d'argento (organizzato con l'omonima testata letteraria) ad un maestro del fantastico.

Trieste Science+Fiction Festival è organizzato dal centro ricerche e sperimentazioni cinematografiche e audiovisive La Cappella Underground con la collaborazione e il sostegno di: MiBACT – Direzione Generale Cinema, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia di Trieste, Comune di Trieste, Università degli Studi di Trieste, Camera di Commercio di Trieste, Fondazione CRTrieste, Fondazione Benefica Kathleen Foreman Casali.

La sede principale del Trieste Science+Fiction Festival è la Sala Tripcovich, grazie alla collaborazione dellaFondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi. Il palazzo della Casa del Cinema, sede delle principali associazioni di cultura cinematografica, sarà il quartier generale e, con la collaborazione del Teatro Miela,ospiterà le sezioni collaterali della manifestazione, mentre altre iniziative e programmi speciali si terranno nella sala d'essai del Cinema Ariston.

Per informazioni: La Cappella Underground +39 040 3220551 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Alla Cineteca del Friuli ancora un altro riconoscimento: il premio Pro Majano 2016

Alla Cineteca del Friuli ancora un altro riconoscimento: il premio Pro Majano 2016

“Per il lustro e la notorietà che ha dato alla nostra terra in ambito regionale, nazionale e internazionale. Per la ricerca, la raccolta di materiali, lo sviluppo tecnico. Per la documentazione specifica legata ai tragici eventi del 1976. Per l'ampio lavoro di rigenerazione di opere cinematografiche. Per l'immenso archivio storico. Per la creazione delle Giornate del Cinema Muto. Per l'eccelso lavoro nell'editoria e la creazione di un importante polo del settore. Con la forza, la costanza, la tenacia insite nella gente friulana di cui la Cineteca è un vanto e un orgoglio per tutti”. Recita così la motivazione del premio Pro Majano 2016 alla Cineteca del Friuli consegnato ieri sera, mercoledì 27 luglio nell’ambito del 56° Festival di Majano, in corso fino al 15 agosto.

Nata a Gemona nel 1977, sulle macerie del terremoto che pochi mesi prima aveva distrutto la città e gran parte dell’Alto Friuli, la Cineteca è oggi una delle cinque maggiori cineteche italiane, facente parte del circuito della FIAF, la Federazione Internazionale degli Archivi del Film, e dell’ACE, l’Associazione delle Cineteche Europee.

Nel gruppo dei giovani di allora che l’hanno fortemente voluta e costituita, anche coloro che sono tuttora le colonne portanti dell’istituzione, il direttore Livio Jacob e Piera Patat, che hanno ritirato il premio insieme ai loro collaboratori. Alla cerimonia di premiazione, condotta dalla giornalista Martina Riva, hanno partecipato il presidente del Consiglio regionale Franco Iacop, il sindaco di Majano Raffaella Paladin, il presidente della Pro Majano Daniele Stefanutti e l’assessore alla cultura di Gemona Marina Londero. Jacob e Patat hanno ripercorso, con il supporto di filmati conservati nell’Archivio Cinema del Friuli Venezia Giulia, la quasi quarantennale storia della Cineteca. Pur sottolineando la vasta gamma delle attività, si è voluto puntare i riflettori sul reperimento, la preservazione e la diffusione delle immagini in movimento prodotte in Friuli, in particolare dei documenti visivi sul terremoto del 1976, evento così strettamente legato alle origini della Cineteca e di cui la Cineteca conserva la più ampia raccolta esistente.

Il Premio Pro Majano va ad aggiungersi ai numerosi riconoscimenti ottenuti dalla Cineteca del Friuli a livello nazionale e – soprattutto per le Giornate del Cinema Muto di Pordenone, di cui è co-fondatrice insieme a Cinemazero – internazionale. Ricordiamo, fra gli altri, la nomina a commendatore di Livio Jacob da parte del presidente della Repubblica nel 1995, in occasione del centenario del cinema, cui è seguito il “Moret d’Àur 95”. Nel 1998 sono arrivati il Premio “Innamorato del Cinema” dal Club Cinematografico Triestino, il Premio Epifania di Tarcento e la Medaglia Tina Modotti per la scoperta del film Tiger’s Coat; nel 2001, il Premio Filmcritica-Umberto Barbaro (XVI edizione) alla Cineteca come migliore editore di cinema dell’anno 2000 e il Premio Sergio Leone (IX edizione). Fra i riconoscimenti ricevuti per le Giornate del Cinema Muto, il Telluride Film Festival Silver Medallion (1989); il “Certificate of Commendation” del Sindaco di Los Angeles per la valorizzazione del cinema dei fratelli Cecil e William DeMille (1991); il Premio Internazionale Max Massimino Garnier (Lucca, 1992), il 1993 Kraszna-Krausz Book Award e il 1994 McLaren/Lambart Award  per la pubblicazione del volume Walt in Wonderland; nel 2001 il “Life Achievement Award” del San Francisco Silent Film Festival (lo stesso che nell’ultima edizione ha premiato David Robinson, direttore del festival dal 1997 al 2015); e il Premio Charlie Chaplin con medaglia concessa dalla Presidenza del Senato della Repubblica (2008).

Nelle precedenti edizioni, il Premio Pro Majano è stato assegnato al contrammiraglio della Marina Militare Italiana Paolo Treu, al noto direttore della fotografia - nonché presidente onorario della Cineteca del Friuli - Dante Spinotti, al campione di sci di fondo Giorgio Di Centa, alle Frecce Tricolori e alla campionessa di tiro a volo Chiara Cainero.

 

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