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Last updateLun, 27 Feb 2017 8pm

Il Centro di Studi pasoliniani di Casarsa apre venerdì 16 e sabato 17 novembre al Convegno: "Pasolini e il Friuli"

L’esordio di Poesie a Casarsa di Pier Paolo Pasolini irrompe sulla scena letteraria del 1942 con la

perentorietà dell’eccezione creatrice. Il libriccino conteneva appena 13 testi, preludenti al dialogo in versi tra

Figlio e Madre La domenica uliva, ma subito si lasciava alle spalle ogni ipoteca bozzettistica di corrività

vernacolare o falsamente popolareggiante e inaugurava un canto nuovo di raffinata sperimentazione, al

crocevia tra un’acuminata sensibilità d’autore e il filtro di una preziosa cultura poetica, intrisa di echi

ermetici e simbolisti. D’eccezione era poi l’intuizione del dialetto come linguaggio naturalmente poetico,

“lingua pura per poesia” e tensione alla “melodia infinita”.

 

E dunque adatto era il casarsese, idioma di periferia letterariamente vergine, perché privo di tradizione scritta, e inoltre, in quanto idioma di eco materna, saturo anche di implicazioni viscerali e affettive. In quel codice Pasolini calò la sua Provenza

romanza e sentimentale, facendovi convergere la squisita mitografia di un sé Narciso, precocemente scisso

dalle antinomie inconciliate tra amore e morte e tra innocenza e peccato, e poi sempre più, con il progredire e

l’ampliarsi di quel félibrige coagulato anche intorno all’”Academiuta”, vi espresse l’altro da sé, l’epos della

realtà popolare, cristiana e contadina, impigliata nei riti di un’arcaica atemporalità.

 

Con quella operazione, e con le sue complesse diramazioni interne, Pasolini fornì un geniale esempio di

sublimazione a significatività universale del particolare locale, colto nella microarea marginale di una piccola

isola linguistica, e introdusse una sintesi poetica che poi connotò il fenomeno vistoso della poesia in

dialetto del secondo Novecento, nelle varie regioni d’Italia come nella stessa esperienza degli autori friulani,

coevi o successivi al cantore di Casarsa. Fu un’influenza decisiva e imprescindibile su cui i lavori di questo

convegno intendono particolarmente gettare fasci di luce interpretativa, rileggendo l’apprendistato poetico

pasoliniano secondo aggiornati punti di vista linguistico-letterari e insieme ricostruendo la mappa dei

rapporti, delle intersezioni e del dibattito anche teorico che la poesia friulana di Pasolini ha saputo

riverberare intorno a sé. Ciò non solo con le espressioni liriche giovanili, ma anche con l’antilirico

rovesciamento, spinto fino alla ritrattazione e all’abiura, con cui nel 1974 il Pasolini corsaro degli anni

settanta, quasi postumo a se stesso, riscrisse in nero e come “Seconda forma” parte del canzoniere del 1954

La meglio gioventù.

 

All’idillio giovanile di una mitizzata patria d’elezione sentimentale e linguistica si

contrapponevano allora i resti frantumati del mito perduto, sfregiato dall’orrore edonistico del

neocapitalismo. Ed è sintomatico che, per la metafora di questa tragedia personale e cosmica, il poeta

facesse ricorso per l’ultima volta al suo friulano, ricorrente suono carsico della memoria e cartina di

tornasole, un tempo fonte di suoni da origine del mondo e ora idioma spento di un Friuli funereo e

definitivamente profanato.

 

Il programma del Convegno

Venerdì 16 novembre, ore 15 – Teatro Pasolini /Casarsa

Introduzione

Franco Brevini (Università di Bergamo)

La poesia dialettale: un caso letterario del Novecento

Tavola rotonda: Pasolini poeta friulano

Anna Bogaro (Università di Udine)

Pasolini, l’“Academiuta” e la fine della letteratura “dialettale” friulana

Roberta Cortella (Roma)

I percorsi romanzi del giovane Pasolini

Nicola De Cilia (Treviso)

Bisogna essere assolutamente moderni?

Il tempo del mito e il tempo della storia in Poesie a Casarsa

Lisa Gasparotto (Università di Udine)

Prospezione sull' Italiano è ladro di Pier Paolo Pasolini

Elvio Guagnini (Università di Trieste)

Declinazioni, accezioni e sfumature della “lingua della poesia”.

Pasolini lettore di Giotti e di Marin

Maura Locantore (Università di Potenza)

Luigi Ciceri: editore del Pasolini friulano

Pasquale Voza (Università di Bari )

Dalla "meglio" alla "nuova gioventù": dall'eden friulano alla «crisi cosmica»

Testimonianze

Franco Loi e Nico Naldini

modera Gianmodera Gian Paolo Gri (Università di Udine)

sabato 17 novembre, ore 9.30 – Teatro Pasolini / Casarsa

Introduzione

Giampaolo Borghello (Università di Udine)

La linea Pascoli-Pasolini

Tavola rotonda: Una mappa poetica dialettale

Umberto Alberini (Udine)

Una "voce dalle sorgive della psiche". Amedeo Giacomini.

Tra genius loci e rusticitas, poesia e paesaggio

Marco A. Bazzocchi (Università di Bologna)

Pasolini (Pascoli) e le lingue minori d'area romagnola

Aldo Colonnello (Circolo Menocchio, Montereale Valcellina)

Le parole per dirsi. La scelta di scrivere poesia nel 'friulano di casa':

Novella Cantarutti (Navarons di Meduno), Ida Vallerugo (Meduno), Federico Tavan (Andreis),

Rosanna Paroni Bertoja (Montereale), Antonio De Biasio (Montereale-Castelu),

Beno Fignon (Montereale, Andreis)

Cesare De Michelis (Università di Padova)

Pasolini lettore di Zanzotto e Zanzotto lettore di Pasolini

Piera Rizzolatti (Università di Udine)

Enrica Cragnolini allieva di Pasolini

Gianfranco Scialino (Udine)

La faglia Pasolini nella poesia del Novecento in Friuli

Eredità

Pierluigi Cappello e Gian Mario Villalta

modera Angela Felice (Centro Studi Pier Paolo Pasolini Casarsa)

Stefano Casi, Angela Felice, Gerardo Guccini

Pasolini e il teatro (Quaderni del Centro Studi Pier Paolo Pasolini, ed. Marsilio, 2012)

presentazione in collaborazione con CIMES-Dipartimento delle Arti / Università degli Studi di Bologna

Eventi collaterali

Mostra /vernice

venerdì 16 novembre, ore 19.30 – Casa Colussi / Casarsa

La perduta gioventù

fotografie di Danilo De Marco

allestimento Ferruccio Montanari con Jessica Etro

Un montaggio di immagini per mettere a nudo quella sorta di equivocità che esiste nell'atto di fotografare.

Non una visione rapida e neppure, attraverso un’ edulcorata espressione del volto, una specie di accomodante

umanità del momento, ma, dopo un lungo silenzioso dialogo, dopo una lunga posa ai limiti della stanchezza,

le immagini fotografiche di una natura profanata. A voi leggere questo montaggio fotografico che ora è il

nostro “adesso” e che ha sicuramente tempi e forme diverse da quelle del passato e da quello che io stesso

pensavo di cercare-trovare. Danilo De Marco

Reading

venerdì 16 novembre, ore 21.30 – Teatro Pasolini /Casarsa

Lengàs dai frus di sera

le poesie friulane di Pier Paolo Pasolini

con Aida Talliente e Renato Rinaldi

intervento musicale bandoneòn Daniele Dibonaventura

regia Andrea Collavino

Sezione tra le più emozionanti della raccolta di poesie La meglio gioventù, scritta tra il 1944 e il 1949 e poi

rivista nella sua “nuova forma” nel 1974, Lengàs dai frus di sera (Linguaggio dei fanciulli di sera)

racchiude tutti i temi cari al giovane poeta di Casarsa, che cercava nel friulano la purezza di una lingua

assoluta e mitica, sottratta al tempo corrosivo della storia: l’inquietante figura di Narciso, il varco aperto con

il mondo dei morti, il paesaggio come epifania del divino. Prima a Mittelfest 2012.

 

Apre Casa Cavazzini: l' arte contemporanea esalta la bellezza del palazzo cinquecentesco nel cuore di Udine

Apre Casa Cavazzini: l' arte contemporanea sposa la bellezza di un palazzo del cinquecento nel cuore

Un moderno e funzionale museo,  già destinato a trasformarsi in un centro propulsore e di ricerca sul contemporaneo. Apre ufficialmente al pubblico “Casa Cavazzini – Museo d’arte moderna e contemporanea di Udine”, nel centro storico del capoluogo friulano.

Nuovi e raffinati allestimenti, opere fino ad ora mai viste, percorsi ed esposizioni a rotazione caratterizzeranno la nuova “casa” dell’arte udinese. Il tutto all’interno di una struttura moderna e funzionale, ma che conserva al suo interno una parte importante della storia udinese e del palazzo stesso come i reperti archeologici ritrovati durante i lavori di ristrutturazione, le splendide tempere murali di Afro basaldella e gli spettacolari affreschi trecenteschi.

“Casa Cavazzini – spiega il sindaco di Udine, Furio Honsell – costituisce di per sé un luogo profondamente friulano dell’arte, della storia, del design, dell’architettura. Grazie alla ristrutturazione piranesiana curata da Gae Aulenti è possibile cogliervi ora una composizione prima inimmaginabile di tracce preistoriche, medioevali, moderne, contemporanee. Casa Cavazzini sembra quindi il luogo predestinato da migliaia di anni a diventare la sede di un’importante galleria d’arte moderna e contemporanea. È perciò con grandissima soddisfazione – conclude – che compio l’ultimo atto di un percorso al quale hanno contribuito i miei predecessori Enzo Barazza e Sergio Cecotti consegnando alla città questa nuova sede museale”.

Grande soddisfazione per il risultato raggiunto con l’apertura del museo traspare anche dalle parole dell’assessore alla Cultura, Luigi Reitani. “Con l’inaugurazione di Casa Cavazzini – commenta –, portiamo a termine un progetto ambizioso iniziato con lungimiranza dalle precedenti amministrazioni e che fa di Udine una città d’arte aperta alle esperienze della contemporaneità. Il nostro sistema museale – continua – si arricchisce di una componente decisiva nel cuore del tessuto urbano, capace di attirare visitatori e di porsi come simbolo identificativo per tutti i cittadini udinesi”.

Gli allestimenti del nuovo museo sono stati progettati dall’architetto Giulio Zaccarelli di Bergamo, supportato dallo studio “TQuattro”, sempre di Bergamo, per la parte grafica. Nei primi mesi di vita del nuovo museo, inoltre, sarà online anche un blog dedicato esclusivamente a “Casa Cavazzini”. Un luogo virtuale dove il visitatore potrà trovare immagini, informazioni, curiosità oltre a uno spazio per le discussioni.

Il complesso si trova all’interno dell’edificio cinquecentesco acquisito dal Comune su precisa disposizione testamentaria del commerciante udinese Dante Cavazzini. Disposizione tenacemente sostenuta dalla vedova Aminta Flebus Cavazzini, mancata qualche anno fa, che perfezionò il passaggio al Comune nel 1987, anno successivo alla scomparsa di Dante. Il museo, che si affaccia su via Cavour e via Savorgnana, si sviluppa su tre livelli per complessivi 3 mila e 500 metri quadri. Il primo e il secondo piano saranno destinati ad accogliere il percorso espositivo permanente con un allestimento delle collezioni completamente rinnovato rispetto al precedente museo (saranno oltre 200 le opere in esposizione, tra quelle permanenti e quelle a rotazione). Al secondo piano troverà posto la collezione Astaldi, donata nel 1982 da Maria Luisa e Sante Astaldi per incrementare le raccolte di arte moderna dei Civici Musei di Udine. Un lascito che conta opere di artisti di fama internazionale come De Chirico, Savinio, De Pisis, Carrà e Santomaso, solo per citarne alcuni. Sarà inoltre nuovamente visibile al pubblico anche la collezione “Friam” (Friuli Arts & Monuments), costituitasi con opere donate da artisti americani a seguito del terremoto che colpì il Friuli nel 1976. Le opere di Willem De Kooning, Carl Andre, Frank Stella, solo per citare alcuni dei nomi più noti, rappresentano infatti uno dei fiori all’occhiello delle raccolte museali.

Ed è proprio sulla grande parete bianca sopra i ritrovamenti archeologici, vicino all’ingresso, che verrà proiettata l’installazione “In teoria”, realizzata dallo studio E-Flux di Marotta e Russo. Delle tag-claud, delle parole, scorreranno sul muro riportando le frasi e i vocaboli che ricorrono più frequentemente nei testi di critica dell’arte del Novecento. Una sorta di benvenuto all’arte per tutti i visitatori che stanno per immergersi nel fascino del moderno e del contemporaneo.

Se i vari livelli del museo presenteranno le collezioni permanenti, il piano terra del palazzo verrà dedicato invece all’allestimento di esposizioni temporanee e ad altri eventi collaterali che diventeranno altrettante occasioni per invitare il pubblico a partecipare attivamente alla vita della nuova sede espositiva.

“Il museo – spiega il conservatore di “Casa Cavazzini”, Vania Gransinigh – è oggi un’istituzione in continuo dialogo con il territorio da cui trae stimoli e sollecitazioni per costruire il patrimonio di conoscenze che è al tempo stesso specchio ed espressione di una collettività. L’articolazione architettonica di Casa Cavazzini ha permesso di riservare al suo interno aree per esposizioni temporanee che sono state concepite come spazi aperti verso l’esterno, spazi dedicati alla ricerca scientifica, alla progettualità, alla valorizzazione di quello che è il contesto culturale, artistico e di conoscenze nel quale il museo affonda le proprie radici”.

Main-event, in concomitanza con l’apertura di “Casa Cavazzini”, la mostra “Metamorphosis" con  le collezioni Moroso fra design e arti visive”dedicata a una delle più conosciute industrie di arredo e design friulane a livello internazionale proprio nel 60° anniversario dalla nascita della storica azienda friulana. Un evento dove la bellezza degli oggetti si specchia nella bellezza degli ambienti, esaltando al massimo entrambi.

“L’apertura di Casa Cavazzini – precisa il direttore dei Civici Musei, Marco Biscione – è un momento fondamentale per il sistema museale udinese e la vita culturale della città. La mostra realizzata in collaborazione con Moroso, oltre a raccontare una felice storia tra arte, design e imprenditorialità, rappresenta infatti un esempio di rapporto virtuoso tra pubblico e privato nella promozione  della cultura e dell’arte”.

L’esposizione, visitabile fino al 13 gennaio 2013 e arricchita da un catalogo curato da Vania Gransinigh e Andrea Bruciati, è realizzata dallo stesso Bruciati, da Patrizia Moroso e da Marco Viola e si focalizza sui rapporti ideali tra le due sfere creative, quella figurativa da un lato e quella della produzione industriale dall’altro. All’interno della rassegna sono presentati progetti, arredi, prototipi, fotografie e quanto serve a ricostruire, attraverso le collezioni Moroso, la storia del design negli ultimi decenni e le sue prospettive più recenti. Sono infatti esposte alcune delle serie e delle collezioni di arredi più significative create per Moroso dagli anni Ottanta del secolo scorso fino ai giorni nostri da designers di calibro internazionale come Massimo Iosa Ghini, Ron Arad, Javier Mariscal, Patricia Urquiola, Ross Lovegrove o Marc Newson.

“Una passeggiata nel tempo, uno sguardo laterale su quello che si è fatto e quello che si sarebbe potuto fare,una storia per idee, prototipi, varianti, variazioni, ibridi, contaminazioni, interpretazioni d’arte, errori”,spiega Patrizia Moroso, art director dell’azienda friulana e protagonista, insieme al fratello Roberto, della trasformazione che a partire dagli anni ’80 porta l’azienda a diventare leader dell’ haute couturedel design internazionale.

 

 

 

 

L'Associazione Teatrale Friulana ATF, festeggia i 25 anni di attività

L'Associazione Teatrale Friulana ATF, festeggia i 25 anni di attività

Si è conclusa ieri, (domenica 16 settembre), con un saggio di regia, che ha coinvolto 9 compagnie iscritte all'Associazione Teatrale Friulana, ( il corso di regia era tenuto dall'attore e regista Luca Ferri, direttore di Anà-Thema), la due giorni che ATF, Associazione Teatrale Friulana, ha interamente dedicato al teatro per celebrare il suo venticinquesimo, anno di attività.

"E' questa una attività nuova per la nostra realtà e che ho fortemente voluto, ha spiegato il presidente di ATF Claudio Mezzelani all'apertura del sipario. E' un'occasione che molti associati ( nove le compagnie coinvolte) hanno colto per accrescere la qualità dei lavori teatrali. Un'occasione di studio per tutti coloro che hanno partecipato e sentono la responsabilità di portare il teatro in marilenghe anche nelle piccole comunità. Atf, ha ricordato Mezzelani, è un'istituzione che dal 1987 si occupa di portare il teatro in quei luoghi lontani dalla circuitazione delle compagnie professionali, promuovendo così, attraverso la sua presenza sul territorio, l'alfabetizzazione del pubblico teatrale grazie  alla collaborazione con i Comuni e le altre realtà culturali locali, al fine di incrementare la presenza di compagnie e rassegne di teatro in lingua friulana, ma anche nelle varie parlate dialettali regionali ed in lingua italiana e di avvicinare  un  numero sempre maggiore di appassionati alle manifestazioni teatrali mediante l'organizzazione di spettacoli, incontri, giornate di studio, convegni, pubblicazioni, attività editoriali e rassegne sul territorio regionale.> 

 I lavori erano cominciati sabato (15 settembre) pomeriggio, al Centro Culturale delle Grazie, a Udine. Ad aprire la kermesse, dopo  il saluto del Presidente Claudio Mezzelani, che ha ricordato che "L'associazione coinvolge oltre sessanta gruppi di teatro amatoriale, provenienti dalle province di Gorizia, Pordenone e Udine, la parola di benvenuto è passata all'assessore all'Istruzione, cultura, Pari Opportunità e identità della Provincia di Udine, Elena Lizzi, all'assessore alla cultura del Comune di Udine Luigi Reitani, che con un discorso in perfetto friulano. ha fatto gli auguri all'associazione e del Presidente della Fondazione del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, Tarcisio Mizzau. 

 Dopo l'inaugurazione della mostra del XXV, dal titolo, "Riflettiamo sul nostro passato" ( visitabile fino al22 settembre con orario 10-13), apertura dell'incontro  fra relatori e pubblico intorno al tema "Lo stato dell'arte del Teatro in Lingua Friulana".

Gli ospiti della tavola Rotonda, ( in alto, foto Ale Rizzi), con il presidente di ATF Claudio Mezzelani, Prof. Diana Barillari per la Civica Accademia D'Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, Alberto Bevilacqua, presidente del CSS, Teatro Stabile dell'Innovazione FVG, Gigi Dall'Aglio, direttore artistico della Farie Teatral Furlane, Prof. Angela Felice, direttore del Centro Studi Pasolini di Casarsa e direttore artistico del Teatro Club di Udine, Renato Manzoni, direttore dell'ERT, Ente Regionale Teatrale, con il moderatore della tavola rotonda prof. Gianni Cianchi, hanno lungamente e pacatamente discusso intorno al futuro del teatro in lingua friulana e ribadito, come auspicato dall'assessore Lizzi, in apertura lavori, "una vera collaborazione tra Enti differenti ma che ugualmente operano sul territorio". A fine dibattito, l'annuncio importante di Dani Pagnucco, membro della Società Filologica Friulana: "vi porto insieme ai saluti del presidente, Lorenzo Pelizzo la sua conferma, di vedervi presenti con  uno spettacolo dell'Associazione Teatrale Friulana, nel prossimo cartellone di Mittelfest di Cividale."

 La giornata di sabato ( 14 settembre), si è infine conclusa con un spettacolo  con molti artisti professionisti e personalità legati al mondo del teatro e della cultura friulani, lungamente applauditi dal pubblico, quali Massimo Somaglino e Claudio De Maglio, in un contributo video, I Trigeminus, le danzatrici Ilaria Armellini, Rozzen Caltagirone e Eugenia Bertoli, la cantante Claudia Grimaz che ha interpretato tre poesie del poeta Pierluigi Cappello, l'attrice Arianna Zani e gli attori del Teatro Incerto, impegnati in un estratto dall'ultimo spettacolo, "Don Chisciotte" e la Compagnia di Anà-Thema Teatro con un estratto dallo spettacolo: "Come le pesche bianche".

  

Ator pal mont: Mediterraneo, Europa e percorsi migratori nella 9° edizione

Ator pal mont: Mediterraneo, Europa e percorsi migratori nella  9° edizione

“Mediterraneo/ Europa. Percorsi migratori, modelli di civiltà, sfide per il futuro” è il tema della nona edizione della manifestazione Ator Pal Mont, organizzata dall'Associazione culturale Gentes. Dal 29 settembre al 28 ottobre sono in programma una serie di mostre, spettacoli, incontri di studio, conferenze e serate eno-gastronomiche, tra Palmanova, Udine, Rosazzo di Manzano, Remanzacco e Capriva del Friuli. Dopo la scorsa edizione dedicata al cibo e le migrazioni, quest'anno il focus si sposta sulla cultura romena, profondamente radicata in regione. “L'obiettivo è quello di dimostrare che fin dai tempi più remoti – dice il presidente Franco Rossi - migrazione, conoscenza, sapere, cultura sono interfacce di uomini, notizie, idee che si sovrappongono e si confondono, si contaminano e si amalgamano creando sincretismi ed eventi imprevedibili in termini di conflitti, cambiamenti, relazioni”. L'associazione vuole mettere a confronto i diversi mondi che si affacciano sul Mediterraneo, centrali anche nella storia contemporanea.

Il primo appuntamento è per sabato 29 settembre alle 18 nella Polveriera napoleonica di Palmanova (contrada Garzoni) con l'inaugurazione della mostra di arti visive “Palmanova 2012. Da città a fortezza a città aperta”, promossa dal Centro Friulano Arti Plastiche. “Palmanova pur mantenendo la sua struttura di città di fortezza – continua Franco Rossi - ha saputo riconvertire gli spazi militari storici in luoghi aperti al dialogo”.

Venerdì 5 ottobre all'Abbazia di Rosazzo è in programma prima l'inaugurazione ufficiale della manifestazione alle 18 e poi il Premio Internazionale Ator Pal Mont alle 19.30, che  che quest'anno va per l'impegno del campo dell'informazione a Gian Paolo Girelli con la sua rubrica Est Ovest; Iana Matei per l'aiuto alle ragazze sfuggite dal racket della prostituzione; a Jordi Savall per la sua ricerca sulla musica delle culture mediterranee e all'istituto ISIG, Istituto di Sociologia Internazionale di Gorizia, per lo studio sulla cooperazione transfrontaliera.

Sabato 6 ottobre inizia il percorso “Terra di mezzo. Aspetti della cultura rumena in Europa” per conoscere un paese così vicino al Friuli Venezia Giulia, non solo sotto il profilo storico e culturale, ma anche in vista di possibili sviluppi imprenditoriali. Alle 18 nella Polveriera napoleonica a Palmanova si tiene la conferenza “Iconografia ortodossa” con Inel Costantin. Domenica 7 ottobre a Palmanova, alle 9 nel Civico museo storico Borgo Udine, e poi alle 10 nel palazzo Municipale si terrà l'incontro con la delegazione Alba Julia, quindi alle 10.30 prenderà il via la conferenza di Gabriel Rustoio dal titolo “Ruolo nelle municipalità rumene nella difesa del cristianesimo”. Lunedì 8 ottobre alle 10.45 nel palazzo della Regione, in via Sabbadini a Udine, si apre la giornata dedicata, invece, al convegno: nella mattinata si parlerà di “Migrazione e imprenditoria friulana in Romania”, con il coordinamento di Antonio di Bartolomeo e l'intervento dell'assessore alla cultura Elio De Anna e nel pomeriggio degli aspetti della cultura rumena in Friuli.

Venerdì 12 ottobre alle 18 nella Casa della Contadinanza a Udine spazio all'incontro “Dal mito alla storia fino al VII secolo dopo Cristo”, con il giornalista Umberto Sarcinelli. Sabato 13 ottobre a Villa Russiz dalle 18 si terrà la Giornata della poesia dall'esilio con Giorgio Caproni e i suoi scritti sul viaggio, la frontiera e le terre di nessuno; Francesco Di Nicola, Çirim Muça e Alberto Figliolia.

Venerdì 19 ottobre a palazzo Caiselli a Udine dalle 11, si parlerà quindi di religione, della costruzione dell'Europa moderna, quindi di possibili scenari futuri e del mondo islamico, dalla sua nascita fino ai giorni nostri. Gli ultimi due appuntamenti sono in programma domenica 21 ottobre alle 16 nell'auditorium G. Cesare di Remanzacco con la rappresentazione teatrale in friulano per grandi ma pure per i bambini, “Che farai da grande Federico?”, lettura scenica e animazione che prende spunto dalla vita e dalle opere dello scrittore Federico Tavan. Domenica 28 ottobre, infine, è in programma un'esibizione culinaria - in luogo che sarà comunicato a sorpresa- tutta incentrata sul pesce e il sale nella tradizione.

Bianco & Nero: Il Premio Oscar, Ennio Morricone incanta Udine

Bianco & Nero: Il Premio Oscar Ennio Morricone incanta Udine

Un concerto indimenticabile. Sabato 8 settembre, il maestro Ennio Morricone, ha letteralmente incantato i quattromila spettatori giunti in Giardin Grande, ( Piazza Primo Maggio), a Udine ad ascoltarlo. Con oltre 500 colonne sonore per il cinema, 40 milioni di dischi venduti, centinaia di concerti diretti in tutto il mondo, il musicista che ha contribuito a consegnare al mito buona parte dell’immaginario cinematografico italiano, dal genere che lo ha reso celebre – il western – alla commedia, al cinema di impegno sociale e politico, ha conquistato la platea. Le sue partiture per il grande schermo hanno infatti il dono rarissimo di “funzionare” anche se eseguite senza il supporto delle immagini per le quali sono state create. All’attività di compositore per il cinema (che gli è valsa numerosissimi premi, tra cui l’Oscar alla carriera, consegnatogli nel 2007 da Clint Eastwood e, ultimo, il Polar Music Prize 2010 svedese, considerato il Nobel della musica), Morricone unisce da anni e con successo anche quella di autore di musica contemporanea o “musica assoluta” come lui ama chiamare le sue composizioni non destinate alla settima Arte.

Sul palco udinese con il maestro e direttore d’orchestra,  due straordinarie formazioni: l’Orchestra Roma Sinfonietta, costituitasi nel 1993 e il Coro Lirico Sinfonico di Verona diretto dal Maestro Giovanni Andreoli per un totale di oltre 160 elementi chiamati a proporre alcune tra le innumerevoli composizioni che hanno entusiasmato ed emozionato milioni di persone in tutto il mondo. Un evento per la città di Udine voluto da “BIANCO&NERO”, la prestigiosa rassegna culturale, realizzata in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia e il Comune di Udine, con la sponsorizzazione di Fondazione Crup, Provincia di Udine – Terra dei Patriarchi e Camera di Commercio di Udine, per celebrare il  compositore italiano che ha fatto grande il cinema..

Palpabile l’emozione di coloro  che si sono accostati al concerto consapevoli dell’eccezionalità della serata. Un repertorio amato e riconosciuto da milioni di persone in tutto il mondo quello proposto. Venti brani e tre bis concessi con grande generosità  e numerose “standing ovation” del pubblico. Ad aprire il concerto una prima esecuzione “suite” con i brani tratti da “Gli Intoccabili”, dal film di Brian De Palma e nomination agli Oscar per la Colonna sonora, “Ostinato ricercare per un’immagine”, tratto dal film, “l’Ultimo Gattopardo” e dedicato alla moglie di Morricone, Maria,  “Vittime di Guerra”, dall’omonimo film di De Plama e “Abolission” tratto dal film Quiemada di Gillo Pontecorvo. Poi  l'attesa esecuzione della leggendaria colonna sonora tratta dai film di Sergio Leone: Il buono, il brutto e il cattivo, C’era una volta il west, Giù la testa, l’Estasi dell’oro.

L'ascolto dal vivo dei brani proposti è stato travolgente grazie anche al contributo della soprano, la brava Susanna Rigacci. Le colonne sonore degli “spaghetti western” con  gli spari,  i fischi e jodel ed il motivo principale, de “Il buono, il brutto il cattivo”, assomigliante all'ululato del coyote, con la melodia composta da due note, ed i  tre personaggi principali del film, visualizzati da differenti strumenti, resero all'uscita del film, memorabili le scene cinematografiche.

A seguire “H2S”, “Il clan dei Siciliani” del regista francese Henry de Verneuil, e alcuni brani raffinatissimi composti per “Metti una sera a cena” di Giuseppe Patroni Griffi. Da brividi l’esecuzione dei "temi" del film “Mission” con l’apporto del Coro. Le musiche del film di Roland Joffe,  con il brano “Gabriel’s Obo” sono tra i più celebri della storia del cinema. Grazie a questa colonna sonora  Morricone vinse il Brithish Academy of film and Television Arts e il Golden Globe ed ebbe la Nomination all’Oscar. In chiusura i brani più celebri di “C’era una volta in America,” del regista Sergio Leone, e de “Il pianista sull’Oceano di Giuseppe Tornatore. Infine i bis, pubblico in piedi e dieci minuti d’applausi. La giusta conclusione di una serata di musica popolare e amatissima,  da ricordare.

 

Compie dieci anni l'importante iniziativa di Castelli Aperti

Compie dieci anni l'importante iniziativa di Castelli Aperti

Ritorna puntuale con la stagione autunnale l’appuntamento con Castelli Aperti. L'iniziativa a cura del Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia avrà luogo il 6 e 7 ottobre.

Si tratta della 20° edizione: risale infatti a 10 anni fa esatti, all’autunno del 2002, la nascita dell’evento che poi a partire dal 2004 ha sempre contato due appuntamenti ad aprile e ottobre. Doppio compleanno quindi per la manifestazione che non smette mai di attirare il numeroso pubblico di chi è affascinato da storia e tradizione e anche un po’ dalla magia di questi luoghi.

Sono 14 le residenze storiche che aprono le porte e che coinvolgono tutte le quattro province della Regione in questo appuntamento sempre atteso: nel triestino il Castello di Muggia, a Gorizia il Palazzo Lantieri e il Castello di Spessa di Capriva, nel pordenonese saranno il Castello di Cordovado e Castelcosa (a Cosa di San Giorgio della Richinvelda), mentre in provincia di Udine il Castello di Villafredda (Loneriacco di Tarcento), Rocca Bernarda (Ipplis di Premariacco), Casaforte La Brunelde (Fagagna – proprietà d’Arcano Grattoni), Palazzo Stefaneo Roncato (Crauglio di S. Vito al Torre), il Castello di Arcano, il Castello di Cassacco, il Castello di Villalta (Villalta di Fagagna), Palazzo Romano (Case di Manzano) e il Castello di Prampero (Magnano in Riviera).

Quest’ultimo rappresenta la novità di questa edizione autunnale: il Castello di Prampero infatti apre per la prima volta dopo il terremoto del 1976 e la successiva ristrutturazione.

Grazie all’accordo con Confartigianato Udine, all’interno delle residenze si potranno incontrare maestri artigiani al lavoro ed ammirare le loro creazioni: dal restauro di mobili antichi alla ceramica artistica,  dalla legatoria all’oreficeria, dall’antica arte del mosaico ai tessuti a telaio.

Ogni proprietario può decidere in base alla propria sensibilità ed al proprio gusto cosa offrire ai visitatori: ecco allora che alcuni Castelli propongono esposizioni d’arte, concerti, spettacoli e speciali degustazioni di prodotti e vini locali. Oltre alle guide turistiche professionali, sono sempre i proprietari a decidere se trasformarsi in guide d’eccezione facendo in prima persona da Cicerone nelle stanze e nei giardini, raccontando storie, aneddoti e curiosità di quei luoghi senza tempo.

Le visite partono all’inizio di ogni ora; alcuni castelli saranno visitabili solo domenica, altri sia sabato pomeriggio che domenica con il seguente orario: domenica mattina alle 10, 11, 12, sabato e domenica pomeriggio alle 14, 15, 16, 17 e 18.

L’ingresso è a pagamento per dare possibilità di raccogliere i fondi necessari alla conservazione dei castelli e la loro trasmissione alle generazioni future. Il costo, comprensivo di visita guidata, si mantiene costante da sette edizioni ed è di 6 euro per ogni castello, ridotto (3 euro) per i ragazzi dai 7 ai 12 anni.

Sul sito del Consorzio www.consorziocastelli.itè possibile verificare orari e aperture delle singole dimore e scaricare il programma completo delle due giornate. Si può inoltre contattare la segreteria per prenotare per gruppi superiori a 20 persone (tel. 0432-288588 da lun. a ven. 9-13; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

 

Vittorio Sgarbi a Udine: "Bianco & Nero? Sono io"

Vittorio Sgarbi a Udine:

“Bianco e nero sono io. Amato e odiato. Capisco quelli che mi amano, non capisco quelli che mi odiano.

Vittorio Sgarbi ( foto di Giulia Iacolutti) è così, prendere o lasciare e lunedì sera, ad ascoltarlo in Piazza San Giacomo a Udine c'erano mille persone.

"Mi ricordo che un antico premier italiano  entrò in parlamento nel 1994, due anni dopo di me e si lamentava che tutto era inutile, che si perdeva tempo, che non si riusciva a concludere nulla e dopo nemmeno un mese attribuiva la colpa al suo complesso di superiorità, ma io gli dissi e pensi a me allora che sono superiore senza complessi.”

“Nel  1983 ho avviato il primo corso in Italia di storia dell'arte in  Conservazione  dei beni culturali. Per tre anni ho insegnato a Udine "Storia delle tecniche artistiche". Ricordo che numerosissimi allievi affollarono l'aula in 200 la prima lezione, poi evidentemente dissi loro qualcosa di tremendo (non so cosa) tanto che velocemente si ridussero a 40. Uno di questi quaranta diventò anche presidente della regione FVG, Alessandra guerra. Poi ci fu Raffaella Zubin che diventò Direttore del Museo di Gorizia. Ma il primo allievo fece un vero colpo di genio, riuscì a far pubblicare in copertina sull’Espresso un falso di Raffaello (il vero oltretutto è esposto a Palazzo Pitti) facendolo passare per vero.”

Ma Sgarbi è stato chiamato a Udine da "Bianco & Nero" per parlare di arte contemporanea, della contemporaneità dell’arte e del suo ultimo libro “L’arte è contemporanea".(Bonpiani editore) 

“L'arte, dice,  interessa pochissimo a molti e moltissimo a pochi. E il professore,  il critico d'arte competente e coltissimo che inchioda il pubblico alle poltrone spiega che le opere non sono creazioni da contemplare, ma  carne viva;  Per Arcangeli, presente e passato non si contrappongono, ma si rafforzano a vicenda: ad esempio, inattese consonanze legano Wiligelmo e Pollock, Piero della Francesca e Mondrian."

Sgarbi mostra  insofferenza nei confronti degli "indipendent curator" di oggi: aggiornati, privi di autorevolezza culturale, indifferenti al dialogo con l'opera, passivi nell'adattarsi a teorie generiche, disinvolti nell'assecondare le richieste del mercato, nel difendere una casta di privilegiati, nel farsi ammaliare dalle ultime trovate, nel rifiutare valori come piacevolezza e godimento. Recuperando suggestioni crociane,  ritiene che l'arte autentica sia sempre attuale: poco conta la data in cui un dipinto è stato eseguito, perché ogni rilettura «avvicinerà» quel dipinto. Contemporaneo, è sinonimo di classico: Mantegna è contemporaneo, come Caravaggio che attraversa le fibre dell'attualità, intuendo «qualcosa che noi tutti avvertiremo». Siamo dinanzi a una categoria non ideologica, ma intemporale: quasi un sinonimo di eternità e di classicità. Contemporaneo è un evento che non ha smesso di dire quel che aveva da dire. E aggiunge: "Ho voluto pubblicare per la prima volta nella storia dell’editoria un libro solo ma con due copertine diverse. Una copertina rappresenta Italia in croce opera di Gaetano Pesce, architetto designer che sta in America , l’altra di quello che io ritengo il pittore più bravo del nostro tempo, Antonio Lopez Garcia. Il dipingere non gli vieta di non esser contemporaneo. La visione quando comprate il libro non è la mia, ma la vostra di scegliere o uno o l’altro. Non qualcosa che devi ingurgitare perchè ti hanno detto che è un’opera d’arte  contemporanea. Decidi tu in base a quello che ti dice." Verso la  conclusione Haring, e la mostra di Udine accompagnata nei giorni precedenti all'inaugurazione da non poche polemiche. "Quando ad un artista opponi il potere, o lo censuri, in realtà lo fortifichi".  Il pubblico si alza dopo due ore e tributa a Sgarbi lunghi applausi scroscianti. E qualcuno commenta :"avrà pure un caratteraccio, ma è bravissimo".

 

 

 

Akropolis, percorsi di teatro civile, apre il 7 novembre un cartellone da non perdere

Akropolis, percorsi di teatro civile, presenta un cartellone da non perdere

Giunge al lusinghiero traguardo della tredicesima edizione il cartellone di Akrópolis, percorsi di teatro civile firmati da Angela Felice per il Teatro Club Udine con il sostegno di Regione Autonoma del Fvg e di Fondazione Crup, nonché in collaborazione con il Comune di Udine-Assessorato alla Cultura e, per progetti specifici, anche in incrocio con molte strutture teatrali e culturali della città e del territorio, di consolidata tradizione, quali CSS Teatro stabile di innovazione del Fvg, Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” e Ente Regionale Teatrale del Fvg.

Una  vitalità partecipata che porta a frutto la continuità e la coerenza con cui - sottolinea Giovanna Nadali, presidente del Teatro Club – il Teatro Club ha accolto da tredici anni le espressioni più vive della scena italiana d’impegno, guadagnandosi un’identità specifica nella geografia del panorama culturale udinese e regionale e  venendo per questo sostenuto da tante istituzioni, cui va la nostra sincera riconoscenza”.

Sono dodici, intanto, gli spettacoli in abbonamento per Akrópolis 13, divisi in due sezioni interne (Cartellone-guida e Teatri a Km0) e ospitati al Teatro Palamostre, tranne due rappresentazioni rispettivamente all’Auditorium Zanon e al Teatro San Giorgio. D’eccellenza la presenza di molti nomi, tra attori e autori, rappresentativi di filoni teatrali d’attualità, tra pensiero non banale ed emozione artistica: Ninetto Davoli, Saverio La Ruina, Claudio Fava, Mario Perrotta, Stefano Massini e Luisa Cattaneo, Spiro Scimone e Francesco Sframeli, Giuliana Musso, Laura Curino, Ulderico Pesce, Marco Martinelli ed Ermanna Montanari con il loro straordinario Teatro ravennate delle Albe. Ad essi si aggiungono poi, sul fronte degli artisti di casa nostra, Aida Talliente e, per un eccezionale remake, Massimo Somaglino, Claudio de Maglio e Claudio Mezzelani, riuniti in tris d’attore dopo vent’anni.

Esperienze e artisti tutti italiani e tutti motivati da quella sensibilità verso il presente –commenta Angela Felice, ideatrice di Akrópolis- che connota fin dagli inizi le scelte della rassegna e dunque anche di questa  nuova edizione: la n.13, numero scaramantico  che sigilla una tradizione ormai consolidata e attesa  nell’offerta del teatro udinese e  regionale. Tanti gli spunti sul tappeto che, a voler cercare dei fili conduttori di questo nuovo cartellone, sono osservati spesso nelle unità minime di misura di microcosmi periferici e spesso nel piccolo cabotaggio del quotidiano, dove ricadono e deflagrano le emergenze della storia grande: il lavoro perduto, il degrado ambientale, il malessere individuale, l’inquinamento del costume, le infiltrazioni della piovra mafiosa, la solitudine degli “eroi” come Falcone e Borsellino di cui con uno spettacolo ricorderemo l’alta lezione civile e l’umanità coraggiosa. Sono i  temi che oggi, nell’opacità o nell’assenza di maestri e punti di riferimento, sono particolarmente avvertiti dai nuovi autori e dalle giovani generazioni. E appunto anche questa stagione si apre a chi ha le antenne più vigili per captare gli umori della nostra attualità smarrita e complessa: molti artisti giovani e alcuni autori, come nel caso di Stefano Massini, Claudio Fava, Scimone Sframeli, Laura Curino e Ulderico Pesce, per i quali stiamo studiando un programma collaterale di incontri e seminari, in collaborazione con la Civica Accademia “Nico Pepe”.

Il cartellone si apre  il 7 novembre con una boccata iniziale di ossigeno comico-grottesco, garantita dallo spettacolo Il Vantone, nella memorabile traduzione in romanesco dal Miles gloriosus plautino firmata da Pier Paolo Pasolini nel 1963, su richiesta di Vittorio Gassman. E proprio all’inconfondibile maschera di Ninetto Davoli, l’attore-amico più caro a Pier Paolo e icona inconfondibile di leggerezza popolare, spetterà con altri sei compagni di scena il compito di assumere su di sé la Roma che Pasolini ritagliò dalla commedia antica, in una versione che è un rifacimento artistico più che una semplice traduzione. E’ la Roma dei raggiri, delle truffe, degli espedienti per sopravvivere, della lotta per riuscire a mangiare, dell’eterna lotta tra padrone e servo o, meglio, tra signori e morti di fame. La Roma allegra dei vantoni sbruffoni da bar, campioni di gagliarda vitalità plebea e di scambi verbali musicali e pulsanti, mutuati dal teatro colorito dell’avanspettacolo. Mondi e dialetti perduti, che erano al centro degli interessi del grande poeta di Casarsa, di cui, con questo spettacolo d’apertura, si vuole anche rievocare il ricordo, nel novantesimo della nascita.

Il 28 novembre, affonda invece nelle tragedie dolorose ma rimosse dai manuali di storia il monologo Italianesi del superbo attore-autore calabrese Saverio La Ruina, pluripremiato maestro di raffinate partiture di piccoli gesti scenici e applaudito narratore-interprete di vicende umane di ingiustizia e umiliazione. Come quella, vera,  degli italiani “dimenticati” in Albania fino alla caduta della dittatura comunista e poi rientrati in una patria sognata che li riconosce a metà, né italiani né albanesi. Italianesi, appunto.

Ancora un colpo al cuore, il 14 dicembre (al Teatro San Giorgio), con lo spettacolo in prima regionale, regia di Marcello Cotugno e ricco cast, ‘Novantadue, nel ricordo di Falcone e Borsellino, venti anni dopo.  Una moderna tragedia classica che ricostruisce idealmente l’ultima notte trascorsa insieme dai due magistrati amici nel carcere dell’Asinara, scelto a esilio protetto di lavoro  investigativo e qui visitato da fantasmi vagamente shakespeariani, tutti ambigui, dal mafioso pentito al falso collaboratore. Una notte concentrata di confidenze, sdegni e paure, in cui non solo è rievocata l’umanità dei due intransigenti servitori dello stato, già vittime predestinate di torbide collusioni, ma soprattutto è dibattuta la questione centrale della verità in lotta con chi la piega in  malavitose distorsioni. Queste le intenzioni dell’autore Claudio Fava, che continua a  riversare in scrittura  il suo coraggioso e lucido impegno di lotta alla mafia, che già gli uccise il padre Giuseppe.

In clima pre-natalizio, il 19 dicembre (all’Auditorium Zanon, per Teatri a Km0), spazio ad un’altra boccata leggera di ossigeno con lo spettacolo La vita non è un film di Doris Day, di Mino Bellei e con il magnifico terzetto en travesti, Massimo Somaglino, Claudio de Maglio e Claudio Mezzelani, che lo riprendono a vent’anni di distanza. Le risate,, apparentemente indolori, sono in realtà agrodolci e crepuscolari, perché nel Natale, in cui per rito antico  si ritrovano le tre amiche un po’ âgées che cominciano tutte per A (Angiolina, Amalia e Augusta), vengono a galla non solo comiche baruffe caratteriali, ma anche bilanci di vita fallimentare e infine solitudini attuali da vecchiaia dimenticata  dal mondo.

Il cartellone di Akrópolis entra di nuovo nel vivo delle sue proposte di scena apertamente “civile” martedì 22 gennaio 2013, con lo spettacolo Atto finale. Flaubert, terzo capitolo della “Trilogia dell’individuo sociale”, premio Ubu 2011, di cui lo scorso anno è stata vivamente applaudita la seconda parte in forma di cabaret I cavalieri. Insieme agli attori del Teatro bolognese dell’Argine, ne è sempre ideatore, interprete e regista Mario Perrotta, che è artista caro ad Akrópolis fin dai suoi memorabili monologhi Cincali, dedicati all’emigrazione italiana. Con questo ultimo lavoro dal taglio visionario, sulla traccia del romanzo incompiuto di Flaubert  Bouvard e Pécuchet,  si disegna il quadro impietoso della ridicola condizione di due uomini, trincerati nella loro solitudine a specchio, metafore di impotenza e sostanziale paura di fronte alle grandi domande dell’esistere. Soli, nonostante le tastiere del pc che ne sono la protesi  rassicurante ma che si rivelano strumenti inutili per la comunicazione col mondo. Uno spettacolo da non perdere, che, accanto alla impostazione filosofico-esistenziale, pone interrogativi anche sul presunto ottimismo della rete e delle sue esaltate possibilità via web.

Fa parte a sé lo spettacolo in prima regionale  Balkan Burger di Stefano Massini (in scena Luisa Cattaneo, con il musicista Enrico Fink), con cui il 28 gennaio, secondo una lunga tradizione, Akrópolis continua a riflettere sui mali dell’intolleranza e del razzismo, in occasione delle  iniziative progettate dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Udine intorno alla Giornata della memoria. In scena, la storia incredibile dell’ebrea Razna, che vedrà cambiare la sua vita con il ritmo di una ballata kletzmer, sullo sfondo del tormento balcanico e dei suoi tanti dei.

Attesissimo, il 13 febbraio, Giù, ultimo lavoro in prima assoluta per il triveneto di una delle compagnie più creative e pluripremiate della ricerca italiana, i messinesi Spiro Scimone e Francesco Sframeli, accompagnati da altri due compagni di scena. Un apologo provocatorio e durissimo contro il marciume della nostra società che umilia la dignità e la libertà dell'individuo e che in scena è restituito secondo lo stile caro a questi coraggiosi artisti di fama internazionale, tra dramma e comicità grottesca e surreale.

Riflettori puntati su altre zone d’ombra anche il 27 febbraio (per Teatri a Km0) con La fabbrica dei preti, ultimo monologo della bravissima Giuliana Musso, assistita per le ricerche e la drammaturgia da Massimo Somaglino, Riccardo Tordoni  e Giovanni Panozzo. Sulla traccia del libro omonimo di don Antonio Bellina, il lavoro alza il velo sulla dimensione umana dei sacerdoti, mortificata e spesso repressa nei seminari che ne hanno forgiato la preparazione religiosa. Argomento tabù, che Giuliana Musso affronta secondo le sue corde d’artista, tra partecipazione umana e coraggio della denuncia.

Focus speciale sul saccheggio dell’ambiente italiano e sulle speculazioni, anche torbide, del suo degrado, nel mese di marzo, che vede in scena due superlativi e amati protagonisti della narrazione civile a teatro: Laura Curino, con Malapolvere, il 12 marzo, e Ulderico Pesce, il 26 marzo, con Asso di monnezza.  Due modi e due stili diversi, per affrontare, da un lato, il danno alla salute in cambio di un fittizio benessere materiale, come dimostra la vicenda di Casale Monferrato, città ricca di storia e di civiltà operosa, ora  rovesciata in geografia deturpata dall’amianto e da una strage silenziosa; per  smascherare, dall’altro, i traffici illeciti dei rifiuti urbani e soprattutto di quelli industriali, che ammorbano l'Italia. Questioni urgenti e tutte d’attualità, su cui questi due spettacoli puntano la loro riflessione, con partecipazione umana e coraggio politico da teatro-inchiesta.

Grande attesa anche per Aida Talliente, attrice friulana di talento sempre più evidente, che il 17 aprile, in prima regionale, proporrà il suo ultimo lavoro, Miniere (Teatri a Km0), frutto di una lunga ricerca sul campo come per i precedenti spettacoli, tutti ospitati in Akrópolis, Aisha, Sospiro di rosa, Porco mondo. Ora, con il supporto delle splendide foto di Danilo De Marco e della tromba dal vivo di Mirko Cisilino, l’attenzione è puntata sulla tormentata vicenda della chiusura della miniera di Cave del Predil, che nel 1991 provocò la clamorosa protesta di tutta una comunità. Argomento di attualità che oggi trova una replica drammatica nel tormento dei minatori sardi del Sulcis e che la Talliente affronta con la consueta adesione affettiva e umana.

Gran finale infine, il 23 aprile, con Pantani, ultimo lavoro in prima regionale del ravennate Teatro delle Albe, compagine di punta del teatro di ricerca italiana, con Marco  Martinelli, autore e regista,  Ermanna Montanari, pluripremiata attrice dalla strepitosa vocalità, e un folto cast di compagni. Al centro una metafora scenica che prende spunto dalla vicenda umana e agonistica del grande campione Pantani per disegnare insieme un affresco corrosivo del circo mediatico della nostra società e degli interessi economici che lo muovono. Ombre oscure per uno spettacolo teatralmente luminoso che è assolutamente imperdibile..

Tanti temi, dunque, per tanti artisti, e sempre con occhi aperti sull’oggi, come avverrà anche per le iniziative collaterali al cartellone vero e proprio. Sono in cantiere, infatti, una serie di momenti specifici di approfondimento in collaborazione con la Civica Accademia ”Nico Pepe” di Udine e con la presenza degli autori e attori ospiti della stagione, come Ninetto Davoli, Claudio Fava, Stefano Massini, Spiro Scimone e Francesco Sframeli, Laura Curino.

Momenti qualificanti che, insieme agli spettacoli, innervano con forti credenziali di senso questo nuovo cartellone che, come per la passata edizione, convergerà al Palamostre anche per la gestione abbonamenti e biglietteria (agenzia Vivaticket), con un punto informazioni e vendita (tel. 0432.506925) attivo dal 15 settembre 2012, dalle ore 17.30 alle ore 19.30, tutti i giorni, escluso lunedì e domenica..

Info, Teatro Club Udine, via Marco Volpe 13, tel/fax 0432.507953, e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., www.teatroclubudine.it.

 

Al Centro Pierpaolo Pasolini di Casarsa arriva la Scuola di Glottologia

Al Centro Pierpaolo Pasolini di Casarsa arriva la Scuola di Glottologia

Continuano le visite di prestigio a Casa Colussi, (a Casarsa delle Delizia) luogo materno caro alla sensibilità affettiva di Pasolini e oggi sede dell’attivissimo Centro Studi dedicato al ricordo e all’approfondimento dell’opera del grande poeta friulano. Dopo le recenti presenze del politologo Giorgio Galli, autore del volume Pasolini comunista dissidente (Kaos ed.), e di Franco Ricordi, uomo di teatro e filosofo, che a breve farà uscire un suo lavoro critico sul pensiero pasoliniano, è ora la volta del folto gruppo di 64 giovani studiosi in formazione coinvolti nella tradizionale Scuola Estiva di Glottologia e Linguistica organizzata a Lignano, dal 3 al 6 settembre, dal Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Udine in collaborazione con la SIG - Società Italiana di Glottologia.

A suggello finale delle giornate di studio, nel pomeriggio di giovedì 6 settembre, è appunto in programma una visita al Centro di Casarsa e ai luoghi pasoliniani che nei dintorni serbano tracce della geografia cara alla  giovanile sensibilità pasoliniana e destinata a trasfigurarsi in topografia sentimentale e poetica. Un incontro tra genius loci e decantazione in parole e immagini liriche certo suggestivo per i giovani studiosi, che, provenienti da Atenei di tutta la penisola, per questa occasione speciale saranno accompagnati dai responsabili del corso, Raffaella Bombi e Vincenzo Orioles, e saranno accolti da tutto il Centro Studi, in primis la neo-presidente Teresa Tassan Viol e il direttore Angela Felice, recentemente riconfermata nell’incarico. Sarà presente anche  tutto il direttivo della SIG, con due ospiti di assoluta autorevolezza scientifica: Stefania Giannini, Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, e Luca Serianni, illustre linguista dell’Università “Alla Sapienza” di Roma, nonché socio dell’Accademia della Crusca e dell’Accademia dei Lincei e, dal 2010, Vicepresidente della Società Dante Alighieri.

Pasolini ha un posto di grande rilievo nei suoi studi, che, dentro il lunghissimo elenco di una bibliografia specifica, indagano anche l’uso poetico e letterario della lingua. E’ il caso del saggio, di recente uscita per Cesati editore, Italiano in prosa, in cui l’esempio del versicolore sperimentalismo linguistico pasoliniano è letto come tentativo di strappo e snodo rispetto alle caratteristiche della lingua letteraria italiana influenzata fin agli inizi dai canoni della lingua poetica, con l’esito di una artificialità pur nobile ma “grammaticalmente” lontana dal parlato.

 

Info, Centro Studi Pier  Paolo Pasolini, via G. Pasolini 4, 33072 Casarsa della Delizia (pn), tel. 0434 870593, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., www. centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it.

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