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Last updateLun, 27 Feb 2017 8pm

Intervista al regista Stephen Fingleton del film The Survivalist

Intervista al regista  Stephen Fingleton del film The Survivalist

Trieste - La quarta giornata del Trieste Science Fiction Festival, che si è svolto a Trieste dal 3 al 8 novembre, aveva in programma il debutto di un regista irlandese di cui sentiremo sicuramente ancora parlare, Stephen Fingleton, col suo primo lungometraggio intitolato “The Survivalist”, in concorso per i premi Asteroide e Melies d’Argent di questa edizione.

Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo e rivolgergli qualche domanda.

Da dove viene l’idea del film?

Da un documentario americano intitolato Collapse, che racconta di una società troppo legata alla produzione e al consumo di combustibili fossili e petrolio e che, una volta esaurite totalmente, la mette seriamente in crisi portandola al declino fino alla sua graduale scomparsa. Mi sono immaginato nella mia testa le possibili conseguenze e le reazioni delle persone.

E così ha deciso di trasferire le risposte ai suoi quesiti sui tre personaggi.

Tre personaggi molto diversi tra loro che creano una serie di reazioni molto variabili, a seconda della difficoltà da affrontare. Mi sono chiesto quali sarebbero state le possibili reazioni in determinate situazioni di pericolo, anche mortali. Capire fino a che punto si può spingere l’essere umano pur di sopravvivere.  

Tre personaggi per tre attori sconosciuti ma straordinari. Immagino li abbia scelti lei.

Ho fatto leggere e poi rileggere lo script a vari attori davanti ad una platea prima di scegliere. Martin McCann, Olwen Foueré e Mia Goth si sono rivelati tre attori eccezionali e molto collaborativi. Devo anche aggiungere che mi piace interagire con gli attori, chiedendo loro cosa ne pensano e magari chiedendo suggerimenti su eventuali modifiche allo script secondo il loro modo di sentire ed esprimersi.

Un film che, a mio avviso, ha i suoi punti di forza nella psicologia dei rapporti umani e nel fatto di non essere descrittivo ma di lasciare aperto il racconto e quindi di trattenere lo spettatore in un crescendo di suspance e profondo turbamento.

Sì, i personaggi ed i rapporti umani che si instaurano tra loro e tra loro e l’ambiente esterno rappresentano il fulcro del film. È attraverso i loro comportamenti, sempre mutevoli e adattabili a seconda della situazione, che intuiamo fin dove è capace di spingersi l’essere umano in caso di vita o di morte. Per quanto riguarda la suspance e l’incertezza dell’intera storia, metà dell’opera è senz’altro dovuta al sonoro. Pensi che tutti i suoni che ha sentito durante il film sono stati registrati e montati dopo aver girato le scene. È stato molto strano, soprattutto all’inizio, girare le scene e non sentire altro che silenzio, un silenzio profondo e naturale cui non siamo abituati. Aver ricreato dei suoni tanto reali, a volte spaventosi, beh, io credo che questo difficile lavoro di post-produzione abbia aumentato molto il valore e la drammaticità del film stesso.

Dopo il successo di critica e pubblico al Festival di Tribeca, ha già in mente il suo prossimo film?

Sinceramente non ne ho idea. Magari mi farò ispirare di nuovo da un altro documentario, (sorride n.d.r.)

Chi siamo

Direttore: Maurizio Pertegato
Capo redattore: Tiziana Melloni
Redazione di Trieste: Serenella Dorigo
Redazione di Udine: Fabiana Dallavalle

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