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Last updateLun, 27 Feb 2017 8pm

Sale la temperatura nella scuola. Gli insegnanti sono capre deportate?

Sale la temperatura nella scuola. Gli insegnanti sono capre deportate?

Trieste – Si avvicina il ferragosto e l’estate diventa sempre più calda. Non solo per il termometro meteorologico ma anche per quello scolastico che, a dire la verità, finora si è mantenuto costantemente su livelli piuttosto alti. C’è molta voglia di provare che “La buona scuola” di buono ha poco o nulla. Dall'altra parte c'è chi ha interesse a mantenere accesa una campagna denigratoria verso gli insegnanti.

Sarà perchè le critiche e le mobilitazioni contro la famigerata legge 107/2015 non si fermano. E spesso si saldano con le manifestazioni a favore del “NO” per il referendum costituzionale, (come è già accaduto per le "trivelle"), perché buona parte dell’esercito di insegnanti italiani non è contento per come il governo sta amministrando la questione scolastica e vuole dimostrarlo con ogni mezzo.

Mai come quest’anno, momento cruciale per l’entrata a pieno regime dei vari commi della 107, si è verificato un simile caos organizzativo di carattere generale. Prima la questione dei super poteri ai presidi, il recupero stipendiale dell'inflazione che non arriva, poi le quattro macchinose “algoritmiche” fasi delle immissioni in ruolo, la difficile sistemazione dei docenti “potenziati”, quindi l’organizzazione del meccanismo premiale (il bonus) e infine la chiamata diretta dei docenti da parte del dirigente, condita con particolari da talent show.

Nessuno di questi percorsii ha avuto un andamento nemmeno vagamente lineare e ognuno ha aperto discussioni critiche e controversie dai toni molto accesi. Inoltre la quantità di aggiustamenti di rotta, ricorsi, conciliazioni, liti giudiziarie e dispositivi poco trasparenti e farraginosi dimostrano che questa riforma della scuola di democratico e di moderno ha molto poco. Nonostante la partenza da avvenirismo digital tecnologico.

Di fronte a tutto questo, il governo non accenna a flettere il proprio corso.Non solo.L’editorialista dell’”Unità”, Fabrizio Rondolino, rigira il dito nella piaga e a colpi di twitter apostrofa gli insegnanti meridionali: “Se gli insegnanti del Sud che urlano in tv conoscessero l'italiano, almeno capiremmo che vogliono".

Invece gli insegnanti del Sud sanno bene cosa vogliono: oltre alla valanga di risposte al giornalista dell’Unità, i siciliani di Palermo e Catania sono ricorsi al sit-in per chiedere l’annullamento dei trasferimenti forzati al nord. A Napoli (dove ci sono state tensioni con le forze dell’ordine) hanno manifestato per chiedere trasparenza al Ministero dell’Istruzione riguardo il ben noto algoritmo, per capire quali sono i criteri e come si svolgono le operazioni per le quali avvengono i trasferimenti. E poi a Bari, Potenza e, per la Calabria, Catanzaro.

Quello che chiedono è di poter rimanere vicino alle famiglie e non essere costretti ad annullare il magro guadagno di insegnante italiano (in media 1300 €) con le spese di trasferimento e mantenimento a centinaia di chilometri da casa. E sono, com’è noto, in gran parte donne.

Eppure per Rondolino si tratta di “capre deportate”: “Mi chiedo come possano fare i bagagli e traslocare se passano il tempo qui su twitter a insultarmi (parlo delle capre deportate)” ha twittato.

Deportate. Perché infatti  i trasferimenti sono combinati (o scombinati…) dal solito algoritmo ministeriale che secondo la ministra Giannini funziona con matematica imparzialità e invece, secondo i docenti, è impazzito. Come del resto hanno voluto dimostrare Civati e altri deputati con una lettera alla ministra.

Il risultato dei calcoli del cervellone del MIUR è stato di provocare l’ennesima rivolta.

A tutto questo si aggiunga il concorso a cattedre con le polemiche durante e dopo lo svolgimento. Errori di abbinamento dei codici, graduatorie sbagliate, insegnanti che non vogliono fare da commissari per la risibilità del compenso, insegnanti bocciati al concorso che sono chiamati a far parte della commissione giudicatrice, intere classi di concorso bocciate per mancanza dei requisiti per l’insegnamento (e si trattava di precari e abilitati), polemiche sulla qualità delle prove giudicate incongrue.

Il numero dei bocciati sfiora il 70%. Una carneficina che apre un dubbio: o la classe insegnante italiana è impreparata e improvvisamente salta fuori questo dato disastroso oppure le prove non sono state dimensionate correttamente.

Strano che un concorso per l’insegnamento scolastico dimostri che l’insegnamento scolastico e universitario non funzionino.

Una cosa è certa: “La buona scuola” non è più buona, né lo è mai stata, per la gran parte degli insegnanti. Circa 2000 istituti (il 17% delle scuole italiane) che si troveranno senza preside titolare (il concorso per dirigente non parte nonostante sia stato annunciato da più di un anno) e il solito carosello di supplenze all’inizio del prossimo anno scolastico dovrebbero sensibilizzare anche l’opinione pubblica.

In ogni caso, già il giorno dell’approvazione al Senato della 107 e delle manifestazioni di scontento degli insegnanti, Rondolino aveva cinguettato “Ma perché la polizia non riempie di botte sti insegnanti e libera il centro storico di Roma?”.

Le parole di Rondolino (che sarà querelato dagli insegnanti stando alle ultime notizie), ex spin doctor di Massimo D’Alema ed editorialista di un quotidiano che è per il 20% del PD, il partito del premier, sono l’indizio dell’antipatia  e dell’avversione verso la classe insegnante. Da considerare che il direttore di un quotidiano sportivo è stato rimosso per aver dato delle "cicciottelle" a tre atlete olimpiche.

Sarà che gli insegnanti italiani non sono abbastanza olimpici. Ma, viene da chiedersi, quest’antipatia e quest’avversione saranno solo di Rondolino? Invece di garantire la trasparenza degli atti amministrativi e assicurare un trattamento egualitario per dei cittadini, questi vengono derisi.

Intanto la temperatura sale…

[Roberto Calogiuri]

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Direttore: Maurizio Pertegato
Capo redattore: Tiziana Melloni
Redazione di Trieste: Serenella Dorigo
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