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Last updateLun, 27 Feb 2017 8pm

Settimana del cervello: cecità e arto fantasma assieme a De Niro e Cooper

Settimana del cervello: cecità e arto fantasma assieme a De Niro e Cooper

TRIESTE - Qualcuno si è mai chiesto che cosa succederebbe al nostro cervello se mancassero i sensi del tatto e della vista ? Di questo si è parlato durante il quinto giorno della ''Settimana del Cervello'': si è svolta nella giornata di ieri venerdì 20 marzo, presso il Centro di Formazione Aziendale nel Parco di San Giovanni a Trieste, la conferenza ''Tavola rotonda: senza senso'', durante la quale sono stati trattati alcuni argomenti di grande interesse medico-scientifico, come la cecità e l'arto fantasma.

La conferenza è stata suddivisa in due parti: la prima riguardante il tatto, la seconda la vista.

Ad aprire la prima metà del meeting è stata la proiezione del video di Veronica Ruberti, finalista dell'edizione 2014 di FameLab Italia - talent show della comunicazione della scienza - (qui il collegamento al video) che ha spiegato con notevole efficacia cosa sia l'arto fantasma e cosa provi un paziente affetto da questa sindrome.

Ad intervenire di persona è stato il Presidente Eletto della Società Italiana di Neuroscienze Fiorenzo Conti, che ha chiarito dal punto di vista scientifico gli effetti di questa sintomatologia e il perchè si manifesti.

Dopo una breve introduzione di carattere storico, il Professore Conti ha tracciato le caratteristiche cliniche generali dell'arto fantasma - che comporta la sensazione anomala di persistenza di un arto anche a seguito della sua amputazione - per cui nel 90-98% dei pazienti compare immediatamente; svanisce dopo molto tempo ( dura anche 40-50 anni ); nei 3/4 dei casi la percezione dell'arto che non c'è è accompagnata da dolore; la stimolazione di altre zone del corpo "invoca" la zona amputata; accade meno frequentemente nei bambini.

Ha inoltre illustrato i vari esperimenti che sono stati compiuti per comprendere come questa sindrome si sviluppi. Infatti, alla fine degli anni 70, due ricercatori americani, Jon Kaas e Michael Merzenich, studiando una scimmia a cui era stato amputato un dito, scoprirono che i neuroni della corteccia corrispondente alla zona amputata venivano reclutati dalle aree corticali confinanti. Insomma: la regione corrispondente all'area che non c'era più, veniva compensata e invasa dalle afferenze delle regioni vicine. Questo ha aperto la strada a nuove teorie, così che in tempi moderni il gruppo di Tim Pons, compianto neuroscienziato, ha studiato come in una scimmia, a cui era stato amputato un intero braccio, i neuroni appartenenti al territorio della mano rispondevano a stimoli provenienti dalla superficie del viso dell'animale.

E' stato provato che un ictus che colpisca la regione retrostante la zona somato-sensoriale faccia sparire la sindrome dell'arto fantasma, in quanto i neuroni delle due diverse regioni sono collegati tra loro.

E' seguita poi la trasmissione di alcune persone che raccontavano la propria esperienza.

La seconda metà della conferenza è stata introdotta dall'esperto di visione della SISSA Davide Zoccolan, il quale ha illustrato come il cervello svolga un ruolo importantissimo per la vista, dal momento che gestisce la varietà e la complessità delle informazioni raccolte dai fotorecettori e dà una forma alle immagini raccolte dalla retina.

Ha spiegato che vi possono essere lesioni al sistema visivo in diverse zone - cristallino, retina o corteccia visiva - con diverse conseguenze. Si è poi concentrato sui danni alle ottiche, in particolare negli adolescenti, e sul progetto Prakash del professore Pawan Sinha del MIT di Boston.

Questo progetto, nato nel 2003, si è posto due obiettivi: uno umanitario - aiutare i bambini indiani affetti da cecità e che hanno recuperato la capacità di vedere in ritardo - e uno scientifico - scoprire se si possa imparare a vedere benchè la vista sia stata recuperata dopo i 6-7 anni, periodo importantissimo per la formazione visiva.

Si è scoperto che ciò che i soggetti sperimentano riacquistando la vista è un bombardamento di forme e colori a cui non riescono a dare senso e non sono in grado di ricondurre la parte al tutto. E' come se al posto di una mucca, essi vedessero tante macchie distinte non ricollegabili ad un'unica figura. Una via d'uscita a questo fenomeno esiste ed è l'introduzione del movimento, in quanto il movimento fornisce un segnale di coerenza. Difatti, immagini statiche non vengono segmentate, in movimento sì.

Da questo studio si è potuto concludere che, dopo l'esposizione visiva, i pazienti segmentano anche le immagini statiche, scoprono delle regole di raggruppamento percettivo più generali e vi è un recupero della visione almeno parziale.

L'incontro si è concluso con l'intervento finale dell'ingegnere Marco Aggravi dell'Università di Siena, il quale ha introdotto la ''guida aptica - processo di riconoscimento degli oggetti attraverso il tatto - remota di non vedenti o ipovedenti''.

Innanzitutto, è partito dal progetto europeo DALI, coordinato dall'Università di Trento, per cui persone anziane sono state dotate di un carrello instrumentato dotato di una guida audio, visuale, aptica e meccanica per l'indicazione e il raggiungimento di punti di interesse, a cui ha aderito anche l'Università di Siena.

L'ingegnere Aggravi ha spiegato che questo sistema è stato applicato dal Team Tactile Angel della sua università anche ai non vedenti, per cui la guida audio è diventata opzionale e il carrello instrumentale è stato sostituito da un volontario remoto. Difatti, secondo questo sistema, il non vedente indossa delle interfacce aptiche e una telecamera che manda immagini al volontario, il quale dal computer vede le zone verso cui il soggetto si sta dirigendo ed è in grado di mandargli indicazioni per evitare gli ostacoli.

Tutto ciò è ancora in fase di progettazione e si prevede un eventuale intregrazione di localizzazione GPS, ma sarebbe un grande passo avanti nell'assisenza delle persone non vedenti anche a distanza.

A seguito, nella stessa location, si è tenuta la proiezione del film ''Limitless'', con Bradley Cooper e Robert De Niro, nel quale il protagonista assume una pillola in grado di potenziare al 100% le capacità del suo cervello, accompagnato dal commento del neurofisiologo dell'Università di Trieste Giampiero Leanza.

(Tullia Calogiuri)

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